A r i s t o p h a n e s

 

 

 

La Nuvole. Scena terza.

 

 

 

CORO:  Vieni, ed abbi fiducia nel tuo valore.

Buona fortuna all' uomo che in età già tanto avanzata tinge a nuovo e di nuovi pensieri la sua natura; e persegue la sapienza.

Cari spettatori, vi dirò liberamente la verità, nel nome di Dioniso, mio maestro ... Possa io vincere ed essere considerato sapiente, come è vero che credendovi un pubblico competente, e credendo questa la più bella delle mie commedie, l' ho data a voi per primi da gustare, il dono che mi è costato tanta fatica.

Invece sono stato battuto ingiustamente, e da gente volgare (1). Di questo devo lagnarmi con voi, che pure siete uomini intelligenti e per i quali mi sono dato tanto da fare.

Tuttavia non voglio tradire quelli di voi che hanno gusto.

Un tempo avete accolto con favore ... è un piacere parlare con voi ... i miei personaggi, quello casto e quello scostumato (2) ... io che ero ancora giovane e non avevo la capacità giuridica di darli alla luce ... li ho dati a balia, o meglio un' altra me li ha presi, e voi generosamente li avete nutriti ed educati. Da allora un patto di muta realtà unisce me e voi.

Ora questa commedia è venuta come Elettra a cercare ... se riesce a trovarli ... spettatori di buon gusto.

State tranquilli che, appena lo vede, saprà riconoscere il ricciolo del fratello (3).

Guardate com' è pudica; a differenza delle altre  è venuta senza cucirsi davanti quel lungo cuoio, grosso e rosso in cima, che fa ridere i bambini (4). Non prende in giro i calvi, non balla il cordace, non c'é il vecchio che mentre parla picchia col bastone l' interlocutore, per nascondere la povertà delle battute.

Non salta sulla scena con le fiaccole, non urla "ohibò", ma si presenta da sola fidando nei suoi versi. E  il poeta, che sono io, non porta i capelli lunghi, ne' vuole imbrogliarvi presentandovi per due o tre volte la stessa cosa, ma cerca di darvi sempre nuove idee, diverse l' una dall' altra, e buone tutte.

Ho colpito al petto Cleone quand' era al massimo del suo potere, ma, una volta caduto, non ho avuto il cuore di calpestarlo.

Costoro invece, dopo che Iperbolo glie ne ha dato l' occasione, ne fanno scempio, di lui e di sua madre.

Il primo è stato Eupoli a portare sulla scena il Maricante, stravolgendolo malamente ... da figlio di cane qual' è ... i miei Cavalieri e aggiungendovi una vecchia ubriaca che balla il cordace ... vetusta invenzione di Finnico! ...

Poi se la mangiava una balena ... In seguito è stata la volta di Ermippo di attaccare Iperbolo, e ora tutti gli danno addosso, ripetendo la mia similitudine sulle anguille (5).

Chi ride di questa roba non può trarre piacere dalla mia. Se invece gradite le mie trovate, per l' avvenire avrete fama di persone intelligenti.

strofe

Invocherò per primo il grande Zeus, eccelso signore degli dèi. Poi il forte dio del tridente, ecuotitore selvaggio del mare e della terra; e il gran nome del padre nostro, l' Etere sacro che dà vita a tutte le cose.

Poi l' auriga che invade la terra di raggi splendenti, grande dio fra i mortali e gli immortali (6).

 

Spettatori saggissimi , fate attenzione: voi ci trattate male, e abbiamo ragione di lagnarci ... più di tutti gli dèi siamo utili alla città, ma a noi, sole fra tutti gli dèi, non fate sacrifici ne' libagioni ... eppure vi proteggiamo!

Se si fa una qualche spedizione scriteriata, tuoniamo o facciamo piovere. Quando avete eletto stratego il cuoiaio, il Paflagone odioso agli dèi (7), aggrottammo le ciglia, e facemmo di tutto, folgori e tuoni ... La luna abbandonò la sua strada, il sole si portò via la sua luce e minacciò di non illuminarvi mai più, finché era stratego Cleone. Ciò nonostante lo eleggeste.

La dissennatezza, a quanto si dice, abbonda in questa città; ma poi tutti i vostri errori gli dèi li volsero al meglio.

Vi diremo anche come potrà finire questo ... basta condannare Cleone per i reati di furto e corruzione, e metterlo col collo alla gogna.

Allora gli affari torneranno ad andare bene come una volta, nonostante gli errori.

antistrofe

Vienimi accanto, Febo, signore di Delo, che tieni l' alta rupe Cinzia; e tu beata che in Efeso possiedi il tempio dorato, dove le donne di Lidia ti venerano in ogni sfarzo; e tu, nostra dèa protettrice della città, Atena, che reggi l' Egida; e tu che percorri le rocce del Parnaso e tra le fiaccole splendi nel tumulto delle baccanti di Delfi, Dioniso (8).

Mentre stavamo per venire qua, abbiamo trovato la luna, che ci ha incaricato prima di tutto di salutare gli Ateniesi e gli alleati; poi ci ha detto che era irritata perché l' avevate trattata molto male, lei che vi arreca grandi benefici, e non a parole, ma, è il caso di dire, alla luce dei fatti.

Ogni mese vi fa risparmiare almeno una dramma sulle fiaccole ... Tutti, uscendo, dicono ai servi: non comprare la fiaccola, che c'è un bel chiaro di luna ... E altri benefici ancora ... solo che voi non sapete contare bene i giorni e li mettete tutti sottosopra. Cosicché gli dèi se la prendono con lei ogni volta che ci rimettono un banchetto, o devono tornarsene a casa senza la festa che gli spetterebbe a norma di calendario.

Quando dovreste fare sacrifici, fate inquisizioni e processi; e spesso quando noi osserviamo il digiuno per il lutto di Memnone o di Sarpedonte, voi bevete e ridete (9).

Per questo a Iperbolo, scelto quest' anno per le Anfizionie, abbiamo tolto la corona; imparerà che i giorni della vita vanno regolati sulla luna (10).

 

SOCRATE:  [Entrando]:  Per l' ispirazione, per il caos, per l' aria, mai ho visto uno più rozzo, incapace, stupido, smemorato. Non ha ancora finito di sentire quattro sciocchezze che già se le è dimenticate. Via, proviamo a chiamarlo fuori, alla luce.

Dove sei, Strepsiade? Vieni e portati fuori il letto.

 

STREPSIADE:  [Entrando] - Ma le cimici non me lo lasciano portar via.

 

SOCRATE:  Via, mettilo giù e prestami attenzione.

 

STREPSIADE:  Ecco fatto.

 

SOCRATE:  Dimmi, cosa vuoi imparare di tutte le cose che non sai? ... Misure, ritmi, versi?

 

STREPSIADE:  Misure. Il fornaio mi ha appena imbrogliato sul peso.

 

SOCRATE:  Non è questo che ti chiedo ... Secondo te, è migliore il trimetro o  il tetrametro?

 

STREPSIADE:  a Me pare meglio di tutto il quartino.

 

SOCRATE:  Che sciocchezze!

 

STREPSIADE:  Vuoi scommettere che tetrametro e quartino sono press' a poco la stessa cosa?

 

SOCRATE:  Ma va' i  malora, ignorante e imbecille che non sei altro! Vediamo di farti imparare i ritmi.

 

STREPSIADE:  Roba che si mangia?

 

SOCRATE:  Servono a far bella figura in società ... distinguendo i piedi enopli dai dattilici.

 

STREPSIADE: Ma i piedi li conosco.

 

SOCRATE:  Ah sì, e allora dimmi ... Che piede c'è, oltre a questo?  [indicando il piede destro].

 

STREPSIADE:  Questo, che io sappia [Indicando il sinistro].

 

SOCRATE:  Razza di ignorante!

 

STREPSIADE:  Il fatto è che di imparare queste cose non me ne importa proprio niente.

 

SOCRATE:  E allora che vuoi?

 

STREPSIADE:  Quello che sai ... Il discorso ingiusto.

 

SOCRATE:  Ne devi imparare di roba, prima di arrivare a quello ... per esempio, quali sono i quadrupedi maschili.

 

STREPSIADE:  Ma li so, non sono mica scemo:  il montone, il capro, il toro, il cane e il pollo.

 

SOCRATE:  Vedi, per esempio: tu chiami pollo anche la gallina.

 

STREPSIADE:  Come?

 

SOCRATE:  Chiami pollo tutt' e due, no?

 

STREPSIADE:  Certo, e come dovrei chiamarli?

 

SOCRATE:  Il maschio "pollo", e la femmina "polla".

 

STREPSIADE:  "Polla ... Bene, per l' aria! In cambio di questa sola lezione ti riempirò la mano di denaro.

 

SOCRATE:  Ci risiamo; mi fai maschile la "mano", che è femmina.

 

STREPSIADE:  Io la faccio maschile?

 

SOCRATE:  Allo stesso modo di Cleonimo.

 

STREPSIADE:  Che dici?  Spiegati meglio.

 

SOCRATE:  Cleonimo e mano sono lo stesso per te?

 

STREPSIADE:  Ma Cleonimo non lavora di mano, ma con tutt' altra parte del corpo. E comunque, come devo dire d' ora in avanti?

 

SOCRATE:  La "mana" ... così come dici "Sostrata".

 

STREPSIADE:  La mana?

 

SOCRATE:  Proprio così ... e Cleonimo pure ... Ma i nomi propri ancora devi impararli, quali sono maschili e quali femminili.

 

STREPSIADE:  I femminili li so

 

SOCRATE:  Dimmeli.

 

STREPSIADE:  Lisilla, Filinna, Clitagora, Demetria.

 

SOCRATE:  E i maschili?

 

STREPSIADE:  Quanti ne vuoi:  Filosseno, Melesia, Aminia.

 

SOCRATE:  Sciocco, mica sono maschili questi.

 

STREPSIADE:  Ah no, non sono maschili per voi?

 

SOCRATE:  No.  Se trovi per strada Aminia, come lo chiami?

 

STREPSIADE:  Con un gesto, direi.

 

SOCRATE:  Ma insomma, lo vedi che Aminia è nome da donna?

 

STREPSIADE:  Meglio per lui, che non fa il servizio militare ... Ma perché imparare quello che sanno tutti?

 

SOCRATE:  Macché!  Sdraiati qui.

 

STREPSIADE:  A che fare?

 

SOCRATE:  Pensa ai tuoi problemi.

 

STREPSIADE:  No, non sul letto, ti prego. Se proprio bisogna, penserò per terra.

 

SOCRATE:  Non se ne può fare a meno [Esce].

 

STREPSIADE:  Povero me! Oggi le cimici me la fanno pagar cara!

 

 

strofe

CORO:  Pensa, medita, rivolgiti dentro te stesso e concentrati. Se non ce la fai balza rapidamente a un altro pensiero. E il dolce sonno resti lontano dai tuoi occhi.

 

STREPSIADE:  Ahi!

 

CORO:  Che c'è, che ti succede?

 

STREPSIADE:  Muoio ... le cimici balzano nel letto, e mi mordono, mi straziano i fianchi, mi succhiano l' anima, mi strappano i coglioni, mi scavano il culo ... mi uccidono.

 

CORO:  Non prenderla così male.

 

STREPSIADE:  Già spariscono gli averi, la salute, l' anima, le scarpe ... e oltre a tutti questi guai, sto qui di sentinella a cantare ... e tra un po' sparisco anch' io.

 

SOCRATE:  [Rientrando] - Che fai?  Non pensi?

 

STREPSIADE:  Io sì, per Poseidone.

 

SOCRATE:  E che hai pensato?

 

STREPSIADE:  Se le cimici lasceranno qualcosa di me.

 

SOCRATE:  Ma va' in malora. [Esce].

 

STREPSIADE:  Caro mio, ci sono già.

 

CORO:  Non devi riposare su un letto di rose; devi solo coprirti. E poi bisogna trovare un tranello, un' idea truffaldina.

 

STREPSIADE:  Ma chi me la dà questa idea truffaldina, se sto tra le coperte?

 

SOCRATE:  [Rientrando] - Su, vediamo cosa fa quest' uomo .. dormi?

 

STREPSIADE:  No, per Apollo.

 

SOCRATE:  Hai trovato qualcosa?

 

STREPSIADE:  No.

 

SOCRATE:  Nulla?

 

STREPSIADE:  Questo uccello che ho in mano.

 

SOCRATE:  Vuoi coprirti e pensare seriamente?

 

STREPSIADE:  A che cosa?  Dimmelo tu.

 

SOCRATE:  Sappimi dire quello che desideri.

 

STREPSIADE:  Ma se hai sentito mille volte quello che voglio ... Voglio non pagare gli interessi.

 

SOCRATE:  Allora copriti, rilassa la tua mente sottile e considera le tue faccende discernendo e argomentando rettamente.

 

STREPSIADE:  Povero me!

 

SOCRATE:  Sta tranquillo, e se qualche idea ti mette in imbarazzo, lasciala perdere ... Poi di nuovo metti in moto il tuo intelletto, e soppesalo.

 

STREPSIADE:  Caro Socrate.

 

SOCRATE:  Che c'é, vecchio?

 

STREPSIADE:  Ho trovato un' idea truffaldina d' interessi.

 

SOCRATE:  Dilla.

 

STREPSIADE:  Dimmi tu prima ...

 

SOCRATE:  Cosa?

 

STREPSIADE:  Se comprassi una maga tessala, e poi di notte faccio venir giù la luna e la chiudo in una scatola rotonda, come uno specchio, e la custodisco?

 

SOCRATE:  A che serve?

 

STREPSIADE:  Se non si leva più la luna, non si pagano interessi.

 

SOCRATE:  Perché?

 

STREPSIADE:  Perché i prestiti si fanno a mese.

 

SOCRATE:  Bravo! Ti propongo un' altra questione: se qualcuno ti fa una citazione per cinque talenti, come fai a farla sparire?

 

STREPSIADE:  Come?  Già, fammici pensare.

 

SOCRATE:  Non rimuginare sempre fra te e il pensiero; rilassa un po' la mente, falla spaziare per l' aere come fosse uno scarabeo col piede legato a un filo.

 

STREPSIADE:  Ho trovato una maniera stupenda per cancellare la causa. Sentila e mi darai ragione.

 

SOCRATE:  Come?

 

STREPSIADE:  Hai mai visto dal farmacista quella pietra bella, trasparente, con cui accendono il fuoco?

 

SOCRATE:  Dici la lente?

 

STREPSIADE:  Proprio quella. Se io, mentre il cancelliere sta scrivendo la mia causa, da lontano, esponendo la lente al sole, facessi sciogliere i documenti?

 

SOCRATE:  Bell' idea, per le Grazie!

 

STREPSIADE:  Che bellezza! Ho fatto fuori una causa da cinque talenti.

 

SOCRATE:  Afferra ora quest' altro problema.

 

STREPSIADE:  Cosa?

 

SOCRATE:  Metti che sei in tribunale, non hai testimoni e ti stanno per condannare ... Come te la cavi?

 

STREPSIADE:  Roba da nulla.

 

SOCRATE:  Dì'.

 

STREPSIADE:  Appena si comincia a discutere la causa prima della mia, corro a impiccarmi.

 

SOCRATE:  Stupidaggini!

 

STREPSIADE:  Per gli dèi .. Da morto nessuno mi fa causa di sicuro.

 

SOCRATE:  Stupidaggini ... Va al diavolo, non t' insegno più niente.

 

STREPSIADE:  Perché? ... Te ne prego, Socrate, in nome degli dèi!

 

SOCRATE:  Ma se dimentichi subito quello che hai imparato! ... Sentiamo; qual' è la prima cosa che hai studiato?

 

STREPSIADE:  La prima ... qual' era? Quella cosa dove s' impasta la farina ... Povero me, qual' era?

 

SOCRATE:  Te ne puoi andare in malora, vecchio smemorato e ignorantissimo?

 

STREPSIADE:  E ora, che sarà di me, disgraziato? Non ho imparato a usare bene la lingua e sono rovinato ... Nuvole, datemi voi un buon consiglio.

 

CORO:  Vecchio, il nostro consiglio è questo: se hai un figlio cresciuto, mandalo a scuola al tuo posto.

 

STREPSIADE:  Un figlio ce l' ho, e coi fiocchi. Ma non vuole andare a scuola, che posso farci?

 

CORO:  E tu glielo permetti?

 

STREPSIADE:  Però, ha un bel fisico pieno di vita, e figlio di una dama! Ora vado da lui e se non accetta lo butto fuori di casa ... Tu, Socrate, aspettami un momento [Esce].

 

antistrofe

CORO:  Vedi quanti benefici ricavi da noi, e da noi sole tra gli dèi? Costui è pronto a fare tutto quello che vuoi. Ora che è sconvolto ed eccitato, bevitelo, cavane tutto il possibile: non si sa mai come vanno a finire queste cose (11).

[Esce Socrate. - Escono di casa Strepsiade e Fidippide].

 

 

CAMBIO  DI  SCENA.

 

 

(1) - Sono i versi che indicano chiaramente la presenza di una doppia redazione delle Nuvole, e stanno quindi all' origine di una tra le più dolenti questioni della filologia aristofanesca. Questa parabasi è stata dunque scritta dopo il fallimento della prima rappresentazione. Quando? Si allude al Mercante di Eupoli (421 a.C.) e a una commedia di Ermippo dello stesso argomento e posteriore al Mercante (in quanto questa commedia sarebbe stata la prima ad attaccare Iperbolo) quindi non prima del 420 a. C. ne' dopo il 417, perché nel 416 Iporbolo fu mandato in esilio per ostracismo, e la furia aggressiva dei poeti comici non aveva ragione di continuare.

(2) - L' allusione è ai Banchettanti, prima commedia di Aristofane, e concernente la problematica dell' educazione, proprio come Le Nuvole.

(3) - Nel mito e nella tragedia classica, il riconoscimento tra i figli del morto Agamennone, Elettra e Oreste, che avveniva soprattutto grazie a un ricciolo di Oreste deposto sulla tomba del padre, era episodio famosissimo.

(4) -  L' uso di portare grandi falli di cuoio, di inscenare il cordace (danza tradizionalmente scostumata) e di compiere mille altre volgarità per far ridere, è attaccato da Aristofane con la coscienza riformatrice di portare avanti un discorso teatrale ben diverso.

(5) -  Dei poeti comici nominati, il più illustre è Eupoli, stretto contemporaneo di Aristofane. Alla generazione precedente appartiene invece Frinico.  Iperbolo è già, all' epoca delle Nuvole, probabilmente  il secondo personaggio del partito democratico dopo Cleone. [successore di Pericle N.d.R.]. Quanto a Cleone, il vanto di non averlo attaccato dopo la sua caduta, individua ancora questa parabasi come largamente posteriore al 423 a.C.; l'anno dopo, nelle Vespe, nonostante una esplicita recusatio all' inizio Aristofane aggrediva di nuovo il suo nemico principale.

(6) -  Il dio del tridente è naturalmente Poseidone, l' auriga del cielo è Febo Apollo. Si noti anche qui la contaminazione tra la religiosità tradizionale e forme del nuovo intellettualismo (l' Etere).

(7) -  E' sempre Cleone, chiamato col nome che gli viene attribuito nei Cavalieri e che allude calunniosamente a una origine barbara.

(8) -  Una nuova serie di invocazioni agli dèi: Apollo, (nato a Delo, dove pure sta la rupe Cinzia a lui sacra); Artemide (di cui era famosissimo il tempio di Efeso, appunto l' Artemision); Atena, dea poliade; Dioniso, che viene associato a Delfi e al suo monte (Parnaso), più tradizionalmente sacri al medesimo Apollo.

(9) -  Memnone, figlio di Eos (l' Aurora) e Sarpedonte, figlio di Zeus, entrambi morti nella guerra di Troia, sono esempio dei lutti de colpiscono le divinità.

(10) -  Nelle Anfizionie Delfiche, assemblea sacrale degli Stati greci, ogni polis mandava i suoi rappresentanti, detti ieromemnoni. Non è chiaro perché Iperbolo sia tenuto responsabile di errori di calendario; forse proprio per questo suo ufficio religioso.

(11) -  Questo tetro ammonimento conferma l' enigmatica ambiguità della posizione del Coro, arbitro impassibile delle disonestà e degli errori degli uomini.

 

 

1.  2.  3.  4.  5.

 

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