A r i s t o p h a n e s

 

 

 

Le Nuvole:  Scena seconda.

 

 

 

STREPSIADE:  Che aspetto a bussare alla porta?  [Bussa alla porta di Socrate]  - Ragazzo!

 

DISCEPOLO:  [Esce di casa] Maledizione!  Chi è che bussa in questo modo?

 

STREPSIADE:  Strepsiade di Cicinna (1), figlio di Fidone.

 

DISCEPOLO:  Un bell' ignorante che prende a calci la porta, senza riguardi: hai fatto abortire un' idea nuova nuova.

 

STREPSIADE:  Scusami, vengo dalla campagna ... Ma cos'è che ho fatto abortire?

 

DISCEPOLO:  Non è lecito svelarlo agli altri che ai discepoli.

 

STREPSIADE:  Allora puoi dirmelo tranquillamente. Io vengo al vostro pensatoio proprio come discepolo.

 

DISCEPOLO:  Te lo dirò: ma tieni presente che questi sono segreti da iniziati. Socrate ha chiesto a Cherofonte quanti piedi (dei suoi) è in grado di saltare una pulce, la quale aveva morso il copracciglio di Cherofonte ed era poi saltata in testa a Socrate.

 

STREPSIADE:  Come ha fatto a misurarli?

 

DISCEPOLO:  Benissimo ... ha preso la pulce, ha sciolto della cera e vi ha tuffato i piedi della pulce dentro. Quando la cera si è raffreddata, la pulce aveva come un paio di scarpette persiane (2). Basta sfilargliele e si misura la distanza.

 

STREPSIADE:  Per Zeus, che pensata geniale!

 

DISCEPOLO:  Questo è niente in confronto a un' altra scoperta di Socrate.

 

STREPSIADE:  Quale?  Dimmela, ti prego.

 

DISCEPOLO:  Cherofonte gli ha chiesto la sua opinione sulle zanzare; se ronzano con la bocca, o con il culo.

 

STREPSIADE:  Lui che ha detto?

 

DISCEPOLO:  L' intestino delle zanzare è stretto e sottile; per suo tramite l' aria passa violentemente fino al culo; e il culo, che sta all' imboccatura del corridoio, risuona per la forza del soffio.

 

STREPSIADE:  Allora è una tromba il culo delle zanzare! Beato te; mi piace quest' analisi interiore. Fa presto a cavarsela in tribunale uno che conosce fin l' intestino delle zanzare.

 

DISCEPOLO:  Ieri però una grande idea gliel' ha fatta perdere una tarantola.

 

STREPSIADE:  Come?  Dimmi.

 

DISCEPOLO:  Mentre studiava il corso della luna e i suoi movimenti, a bocca aperta, una tarantola gli caca addosso dal tetto.

 

STREPSIADE:  Bella cosa, la tarantola che caca addosso a Socrate!

 

DISCEPOLO:  Ieri sera non avevamo da mangiare.

 

STREPSIADE:  E lui, che cosa ha escogitato per la cena?

 

DISCEPOLO:  Sparge sulla tavola uno strato sottile di cenere, piega un piccolo spiedo a forma di compasso... e fa sparire il mantello dalla palestra (3).

 

STREPSIADE:  E ci meravigliamo di Talete! Apri, aprimi subito il pensatoio, mostrami Socrate: non vedo l' ora di imparare... Per Eracle, queste che bestie sono? [Accennando ai discepoli entro la casa di Socrate].

 

DISCEPOLO:  Ti paiono strane? A chi le paragoneresti?

 

STREPSIADE:  Agli spartani presi a Pilo (4). Ma questi qui, perché guardano a terra?

 

DISCEPOLO:  Investigano le cose di sotterra.

 

STREPSIADE:  Le cipolle, vuoi dire. Ma non preoccupatevene: so io dove ce ne sono di grandi e belle ... E questi, chinati, che fanno?

 

DISCEPOLO:  Guardano l' Erebo, fino al Tartaro (5).

 

STREPSIADE:  E il culo, che guarda verso il cielo?

 

DISCEPOLO:  Impara l' astronomia. [Rivolto ai discepoli:] Ma voi, rientrate, che il maestro non vi trovi qui.

 

STREPSIADE:  Ma no, falli ancora aspettare un momento, che vorrei parlar loro di una faccenda che mi riguarda.

 

DISCEPOLO:  Ma non possono star tanto tempo fuori, all' aperto. [Gli altri discepoli rientrano].

 

STREPSIADE:  [Guardando tra gli strumenti]:  Per gli dèi, questa che roba è?

 

DISCEPOLO:  Astronomia.

 

STREPSIADE:  E questa?

 

DISCEPOLO:  Geometria.

 

STREPSIADE:  A che serve?

 

DISCEPOLO:  A misurare la terra.

 

STREPSIADE:  Quella da assegnare ai cittadini?

 

DISCEPOLO:  Tutta la terra.

 

STREPSIADE:  Tutta? Bella cosa, utile e democratica!

 

DISCEPOLO:  Questa è la raffigurazione della Terra; la vedi?  E questa è Atene.

 

STREPSIADE:  Che dici? Non può essere: non vedo i giudici in seduta.

 

DISCEPOLO:  Questa è l' Attica.

 

STREPSIADE:  E il mio demo, Cicinna, dove sta?

 

DISCEPOLO:  Qui. Ed ecco l' Eubea, lunga distesa.

 

STREPSIADE:  Già, l' abbiamo stesa ben noi, con Pericle ... E Sparta?

 

DISCEPOLO:  Qui.

 

STREPSIADE:  Com'è vicina. Pensate un po' a portarla più lontano.

 

DISCEPOLO:  Non si può.

 

STREPSIADE:  Tanto peggio per voi ... Ma chi è quell' uomo sospeso in aria nella cesta?

 

DISCEPOLO:  Lui.

 

STREPSIADE:  Lui chi?

 

DISCEPOLO:  Socrate.

 

STREPSIADE:  Socrate! ... Su, chiamalo, per piacere.

 

DISCEPOLO:  Chiamalo tu, io non ho tempo. [Esce].

 

STREPSIADE:  Socrate ...  Socrate caro!

 

SOCRATE:  [Dall' alto]. - Perché mi chiami, creatura effimera?

 

STREPSIADE:  Prima di tutto, dimmi che fai ... ti prego.

 

SOCRATE:  Muovo attraverso il cielo, e guardo il sole.

 

STREPSIADE:  Come? Gli dèi tu li guardi dall' alto, dalla cesta ... e non dalla terra?

 

SOCRATE:  Non avrei potuto scoprire con esattezza le cose celesti, se non avessi sollevato mente e intelletto mischiandoli all' aria, che è della stessa sostanza.  E se avessi studiato il cielo dalla terra, non avrei trovato niente, perché la terra attrae a sé l' umore del pensiero ... Insomma, come il crescione.

 

STREPSIADE:  Che dici?  Il pensiero attira l' umore verso il crescione? ... Ma su, scendi, caro Socrate; insegnami le cose per cui sono venuto.

 

SOCRATE:  [Scendendo]. - E quali sono?

 

STREPSIADE:  Voglio imparare a parlare. Sono oppresso dagli interessi e dai creditori insaziabili. E ho tutto sotto sequestro.

 

SOCRATE:  Come mai tanti debiti, senza accorgertene?

 

STREPSIADE:  Mi ha rovinato la malattia dei cavalli. Ma tu, insegnami il secondo discorso, quello che non paga i debiti ... e giuro sugli dèi che ti darò qualunque ricompensa mi chiederai.

 

SOCRATE:  Sugli dèi? Prima di tutto questa moneta è fuori corso qui.

 

STREPSIADE:  Fuori corso? E che moneta vale pei giuramenti? Quella di ferro che usano a Bisanzio? (6).

 

SOCRATE:  Vuoi conoscere la vera natura delle cose divine?

 

STREPSIADE:  Certo, se possibile.

 

SOCRATE:  E parlare con le Nuvole, che sono le nostre divinità?

 

STREPSIADE:  Magari!

 

SOCRATE:  Siedi dunque sul sacro giaciglio.

 

STREPSIADE:  [Esegue]. - Fatto!

 

SOCRATE:  Ora prendi questa corona.

 

STREPSIADE:  La corona, perché? Ohibò, Socrate, non mi sacrificherete come Atamante!

 

SOCRATE:  Ma no, si fa così con tutti gli iniziati.

 

STREPSIADE:  E io, che ci guadagno?

 

SOCRATE:  Diventerai abile a parlare, sonante, tutto fior di farina ... Sta fermo.

 

STREPSIADE:  E vero, per Zeus; già mi sento come sparso di fior di farina.

 

SOCRATE:  Il vecchio taccia e ascolti la preghiera ... Signore possente, Aere infinito che reggi dall' alto la Terra; Etere lucente, Nuvole venerande, tonanti, levatevi e venite in soccorso al mio pensiero.

 

STREPSIADE:  Aspetta che mi copra, non vorrei farmi innaffiare ... Ma che sciocchezza è stata uscire di casa senza un berretto!

 

SOCRATE:  Venite dunque, Nuvole venerande, mostratevi a quest' uomo: ... O che sediate sulle sacre vette nevose dell' Olimpo, o che guidiate nei giardini d' Oceano i cori delle ninfe; o che attingiate l' acqua alle fonti del Nilo con anfore d' oro, o che abitiate la palude Meotide, o la rupe innevata di Mimante (7), porgetemi ascolto e compiacetevi del rito, accettando il sacrificio.

strofe

CORO:  [da fuori] - Leviamoci, nuvole eterne, splendenti di rugiada, leviamoci dal padre Oceano mugghiante, sulle vette alberate dei monti, a vedere le cime lontane e i raccolti, e la terra sacra irrigata, il fragore dei fiumi divini, il mare dal cupo rimbombo ... L' occhio instancabile dell' Etere risplende di fulgido raggio; e noi, scuotiamo la nebbia piovosa dal volto immortale, e con occhio lontano guardiamo la terra.

 

SOCRATE:  Nuvole venerande, avete dunque ascoltato la mia preghiera. [A Strepsiade] - Hai sentito la loro voce e il sacro brontolio del tuono?

 

STREPSIADE:  Anch' io vi adoro, venerande nuvole; e ai tuoni voglio rispondere con scorregge ... tanta paura mi fanno ... e me la faccio addosso, con licenza ... e anche senza.

 

SOCRATE:  Non fare lo stupido, come questi autori di commedie ... Silenzio! tutto uno sciame di dee si muove cantando.

antistrofe

CORO:  [Da fuori] -  Vergini portatrici di pioggia, veniamo alla splendida città di Pallade, a vedere l' amabile terra d' eroi, la terra di Cecrope ove è il culto dei riti ineffabili, dove nei sacri misteri si schiude il tempio degli iniziati, con doni agli dèi del cielo.

Là sono templi altissimi, statue, processioni in onore dei beati, vittime sacrificali coronate, banchetti in  ogni stagione; e al venire della primavera la festa di Bromio, (8), un palpito di cori risonanti, e il suono grave dei flauti.

 

STREPSIADE:  Per Zeus. ti supplico, dimmi: chi è che intona questo canto solenne? Anime defunte?

 

SOCRATE:  No, sono le nuvole celesti, grandi divinità per gli uomini che non hanno niente da fare. Esse ci danno l' intelletto, la mente, l' arte del dire e di stupire, d' ingannare e capire.

 

STREPSIADE:  A sentire questo canto, la mia anima s'è levata in volo e già cerca di sottilizzare , di sgomentare in modo fumoso, di rispondere a concetti con concettini; insomma, il secondo discorso ... Ma se è possibile, vorrei vederle più chiaro.

 

SOCRATE:  Guarda qua, verso il Parnete; io già le vedo scendere lentamente.

 

STREPSIADE:  Dove? Mostramele.

 

SOCRATE:  Si muovono in gran numero, oblique, per valli e foreste.

 

STREPSIADE:  Cos'è io non vedo niente.

 

SOCRATE:  Guarda là, all' entrata.

 

STREPSIADE:  Ora comincio a vederle, appena appena.  

 

[Entra il Coro].

 

SOCRATE:  Ora le vedi senz' altro, se non sei orbo completo.

 

STREPSIADE:  Le vedo sì, le nuvole venerande ... Hanno riempito tutto il posto.

 

SOCRATE:  Non sapevi che fossero dee, vero? Non ci credevi.

 

STREPSIADE:  Pensavo che fossero nebbia ... rugiada, fumo.

 

SOCRATE:  Non sai che danno da vivere ai grandi sapienti, agli indovini di Turi, ai medici, agli sfaccendati ricchi d' anelli, d' unghie e di capelli; agli abellitori di cori ciclici, agli astronomi ciarlatani (9) ... Gli danno da vivere, dico, perché loro le celebrano in versi.

 

STREPSIADE:  Già, ecco il perché di quei versi ... l' impero tremendo delle parole umide, della folgore curva ... "le chiome di Tifone" dalle cento teste, il soffio delle tempeste, "Agili aerei uccelli rapaci del cielo", "le piogge delle nuvole gonfie d' acqua" ... E in cambio si pappano enormi tranci di muggini, e carni di volatili e di tordi!

 

SOCRATE:  [Accennando alle nuvole] - Per merito loro, non ti pare giusto?

 

STREPSIADE:  Ma dimmi: come succede che sembrano donne mortali? Le nuvole del cielo mica sono così.

 

SOCRATE:  E come sono?

 

STREPSIADE:  Difficile dirlo; ma assomigliano piuttosto a bioccoli di lana; a donne no di sicuro. Queste hanno il naso, per esempio.

 

SOCRATE:  Stammi a sentire.

 

STREPSIADE:  Dimmi presto, che vuoi?

 

SOCRATE:  Guardando il cielo, hai mai visto una nuvola che assomiglia a un centauro, a un leopardo, a un lupo, un toro?

 

STREPSIADE:  Sì, ma che c' entra?

 

SOCRATE:  Loro prendono l' aspetto che vogliono ... Se vedono un selvaggio coi capelli lunghi, peloso come il figlio di Senofanto, diventano dei centauri per metterlo in ridicolo,

 

STREPSIADE:  E se per caso vedono un ladro di denaro pubblico, come Simone, che fanno?

 

SOCRATE:  Subito diventano lupi, e così denunciano la sua colpa.

 

STREPSIADE:  Ieri devono aver visto Cleonimo, quel vigliacco che ha abbandonato lo scudo, e sono diventate cervi.

 

SOCRATE:  Ora hanno appena veduto Clistene, ed eccole trasformate in donne (10).

 

STREPSIADE:  Salute, o dee! Se mai per qualcuno lo avete fatto, manifestate anche a me la vostra voce celeste, regine del mondo.

 

CORO:  Salute a te, vecchio che cerchi discorsi raffinati! E tu, sacerdote delle sottigliezze, dì cosa ti occorre ... A nessun altro di questi astronomi daremmo retta, tranne che a Prodico (11). A lui per la sapienza e l' intelletto, a te perché cammini fieramente per le strade, scalzo, gettando occhiate truci, con la nostra stessa aria grave.

 

STREPSIADE:  Per la madre terra, che voce sacra, solenne, prodigiosa!

 

SOCRATE:  Queste sono le sole divinità. Le altre sono tutte frottole.

 

STREPSIADE:  Ma in nome della terra, dimmi : Zeus, il signore dell' Olimpo, non è un dio?

 

SOCRATE:  Ma quale Zeus? Non dire sciocchezze, Zeus non esiste!

 

STREPSIADE:  Che dici? Ma allora chi è che fa piovere? Spiegami questo, prima di tutto.

 

SOCRATE:  Le nuvole, e te lo dimostrerò con prove inconfutabili ... Hai mai visto piovere senza che ci fossero nuvole in cielo? Se fosse Zeus dovrebbe far piovere anche se loro non ci sono, a cielo sereno.

 

STREPSIADE:  Argomento ineccepibile. Bravo! ... E pensare che prima credevo che fosse Zeus a pisciare su un setaccio! ... Ma dimmi: chi è che tuona e fa tremare tutto?

 

SOCRATE:  Sono loro, che tuonano rotolando.

 

STREPSIADE:  Spiegazione ardita ... Come succede?

 

SOCRATE:  Quando sono piene d' acqua e devono muoversi così, pendono per forza verso il basso e, appesantite, sbattono l' una contro l' altra scoppiando con frastuono (12).

 

STREPSIADE:  Già, ma perché devono muoversi? Chi le obbliga? Zeus?

 

SOCRATE:  Macché Zeus, il vortice d' aria.

 

STREPSIADE:  Il vortice? ... Questa proprio non la sapevo ... Non esiste Zeus, e al suo posto comanda il vortice! ... Però, ancora non mi hai spiegato come nasce il fracasso del tuono.

 

SOCRATE:  Ma ci senti? T' ho detto che le nuvole piene d' acqua sbattono l' una contro l' altra e, gonfie come sono, risuonano.

 

STREPSIADE:  E io dovrei crederci?

 

SOCRATE:  Te lo dimostrerò con un esempio tratto da te stesso ... Non ti capita mai che alle Panatenee, dopo esserti riempito di zuppa, lo stomaco resta tutto scombussolato e d' improvviso si mette a brontolare?

 

STREPSIADE:  Certo, per Apollo! Sono cose da pazzi il subbuglio che provoca.  La zuppa rimbomba come tuono, con un rumore spaventoso ... Prima, pa ... pa, pa, poi sempre più forte ... E quando vado di corpo sono suoni proprio come quelli delle nuvole.

 

SOCRATE:  E tu, con uno stomachino così piccolo, fai scorregge potenti ... e l' aria, che è infinita, non farà tuoni potenti?

 

STREPSIADE:  Ecco perché si dice tuonare anche delle scorregge!

Ma spiegami un' altra cosa: da dove viene il fulmine infuocato che incenerisce chi viene colpito ... altri li scotta appena e li lascia vivi? ... E' certamente Zeus che lo lancia contro gli spergiuri.

 

SOCRATE:  Scemo, bambino che vivi sulla luna! ... Se colpisce gli spergiuri, come mai non ha incenerito Simone, Cleonimo, Teoro? Lo saranno spergiuri costoro, o no? Invece colpisce il suo stesso tempio, il Sunio, il promontorio d' Atene, le grandi querce, perché? ... Le grandi querce non spergiurano, direi.

 

STREPSIADE:  Non so ... mi sembra che tu abbia ragione ... Ma allora, il fulmine, che è?

 

SOCRATE:  Quando si leva un vento secco, e resta chiuso nelle nubi, le gonfia come vesciche. Poi, reso violento dalla densità e spinto fuori con forza, le spezza, e per lo schianto e l' impeto, si incendia spontaneamente.

 

STREPSIADE:  Giusto quello che mi è successo una volta alle Diaisie ...

Arrostivo della trippa per i miei, ma mi ero scordato di bucarla. Quella si gonfia e d' improvviso scoppia, sporcandomi gli occhi e scottandomi la faccia.

 

CORO:  O tu che desideri avere da noi la grande sapienza, sarei beato fra gli Ateniesi e i Greci tutti, purché abbia nell'anima senno, memoria, sopportazione.

Non ti devi stancare, ne' a star fermo, ne' a camminare, non devi soffrire il freddo ne' pensare a mangiare.

Devi tenerti lontano dal vino, dai ginnasi e da tutte le altre sciocchezze.

E come per ogni uomo intelligente, per te la maggiore felicità dev' essere quella di vincere con l' azione e col consiglio ... e la tua arma dev' essere la lingua.

 

STREPSIADE:  Per quanto riguarda la sopportazione, il pensiero insonne, la frugalità di uno stomaco vegetariano, state tranquille, sono di ferro da questo punto di vista.

 

CORO:  E non crederai ad altri dèi che alla nostra trinità del Caos, delle Nuvole e della lingua?

 

STREPSIADE:  Ad altri non rivolgerei la parola nemmeno se li incontrassi per strada. Niente più sacrifici, libagioni, incenso.

 

CORO:  Coraggio dunque: dicci cosa dobbiamo fare per te. Non rimarrai deluso se ci onori, ci veneri ... e ti dai da fare.

 

STREPSIADE:  Mie signore, vi chiedo una cosa da nulla: essere di gran lunga il miglior parlatore fra i Greci.

 

CORO:  Ti sia concesso. D' ora in poi in assemblea nessuno avrà la meglio sulle tue opinioni.

 

STREPSIADE:  Non si tratta di opinioni sulle grandi cose, sugli affari di Stato. Non è questo che voglio ... Ho bisogno di cambiare le carte in tavola a mio profitto ... e così sfuggire ai creditori.

 

CORO:  Avrai quello che chiedi, non sono grandi cose davvero ... Ora abbi fiducia e affidati ai nostri sacerdoti.

 

STREPSIADE:  Farò così. Mi fido di voi e mi preme la necessità ... colpa dei purosangue e del matrimonio, che è stata la mia rovina. Ora consegno loro il mio corpo; ne facciano quello che vogliono; mi infliggano percosse, fame, sete, caldo, freddo.  Mi scuoino per farne un' otre ... purché possa sfuggire ai debiti e mostrarmi agli uomini ardito, facondo, audace, sfacciato, svergognato inventore di frottole, con la parola pronta, causidico costumato, codice vivente, nacchera, volpe, scaltro, flessibile, dissimulatore, viscido, spaccone, canaglia, volubile, molesto, leccapiatti.

Purché mi chiamino in questo modo, possono fare di me quel che gli pare, anche salsicce da dare in pasto ai filosofi.

 

CORO:  a buona volontà c'è, ed anche il coraggio. Sappi che quando sarai stato istruito da noi avrai tra gli uomini gloria alta fino al cielo.

 

STREPSIADE:  Quale sarà la mia sorte?

 

CORO:  Vivrai con noi per sempre, la vita più invidiabile tra gli uomini.

 

STREPSIADE:  Arriverò a vedere tanto?

 

CORO:  Avrai sempre gente seduta alla tua porta, persone che vogliono parlare con te, discutere affari e cause per un valore di molti talenti, insomma, roba degna di te.

[A Socrate] - E tu, comincia a erudirlo sugli elementi propedeutici. Scuotigli la mente e metti alla prova il suo intelletto.

 

SOCRATE:  Orsù, rivelami il tuo carattere. Quando lo conoscerò, potrò muovere all' assalto con nuovi espedienti.

 

STREPSIADE:  In nome degli dèi, che vuoi fare? Radermi al suolo?

 

SOCRATE:  Ma no, voglio solo sapere qualcosa di te, in breve. Hai memoria?

 

STREPSIADE:  Secondo i casi ... Se avanzo qualcosa da qualcuno me lo ricordo perfettamente ... Se sono debitore soffro di amnesie totali ... povero me.

 

SOCRATE:  Hai qualità oratorie?

 

STREPSIADE:  Oratorie no ... ma frodatorie sì.

 

SOCRATE:  Come farai ad imparare allora?

 

STREPSIADE:  Non te ne preoccupare.

 

SOCRATE:  Allora io ti proporrò qualche questione elevata, e tu devi afferrarla al volo.

 

STREPSIADE:  Mi hai preso per un cane, che devo afferrare la scienza al volo?

 

SOCRATE:  Che razza di zotico ignorante! Ho paura che tu abbia bisogno di legnate, vecchio mio ... A proposito, se qualcuno ti picchia, tu che fai?

 

STREPSIADE:  Le prendo, aspetto un po', mi cerco dei testimoni, aspetto un altro po', poi faccio causa.

 

SOCRATE:  Su, togliti il mantello.

 

STREPSIADE:  Che ho fatto di male?

 

SOCRATE:  Nulla, ma si entra senza mantello.

 

STREPSIADE:  Mica devo fare una perquisizione, io! (13).

 

SOCRATE:  Toglitelo, e smetti di dire sciocchezze.

 

STREPSIADE:  Dimmi almeno questo; se sarò bravo e avrò voglia di studiare, a quale dei tuoi discepoli assomiglierò?

 

SOCRATE:  Sarai identico a Cherofonte.

 

STREPSIADE:  Povero me! ... Mezzo morto, insomma.

 

SOCRATE:  Smettila di chiacchierare e seguimi subito.

 

STREPSIADE:  Ma prima mettimi in mano la focaccia col miele ... Ho paura, mi sembra di dover entrare nella grotta di Trofonio (14).

 

SOCRATE:  Vieni, perché stai là, rannicchiato vicino alla porta?  [Escono].

 

 

CAMBIO  DI  SCENA.

 

 

(1) - Cicinna. - E' il demo rurale di cui Strepsiade è originario.

(2) - Le scarpette persiane erano di moda, specialmente per le donne.

(3) - Passo veramente oscuro: il fatto sostanziale è certamente che Socrate ha rubato un mantello e lo ha venduto per comprare del cibo; del resto anche Strepsiade tornerà dal pensatoio senza vesti. Ma perché la lezione di geometria? E' stata affacciata l' idea che in un primo momento Socrate prova a distrarre i suoi studenti, poi non riuscendo la cosa, passa all' azione; mi pare preferibile pensare che oggetto della lezione di geometria siano i derubati, e che la lezione stessa sia un gioco di prestigio per distrarre l' attenzione.

(4) - Allusione alla cattura della guarnigione spartana di Sfacteria nel 425 a.C. Il paragone si fonda sull' aspetto pallido ed emaciato dei filosofi.

(5) - Mentre l' Erebo indica genericamente il regno di sotterra, il Tartaro è la regione più profonda, dove Zeus ha relegato i suoi divini nemici.

(6) - Bisanzio, colonia di Megara, usava monete di ferro, e la cosa era veramente sentita come una rarità nel quinto secolo.

(7) - Nella invocazione di Socrate i luoghi citati alludono nel loro insieme alla totalità del mondo, dall' Olimpo (in Tessaglia, ma sede mitica degli dèi), ai giardini dell' Oceano, dove le ninfe esperidi attendono alle mele d' oro ai confini della Terra, al Nilo, alla palude Meotide nella Scizia, al monte Mimante che sorge dirimpetto all' isola di Chio.

(8) - Una commossa lode di Atene ("terra di Cecrope", dal nome di un antico eroe autoctono, di cui si mette in risalto soprattutto lo splendore delle cerimonie religiose. Una stranezza da parte del coro delle Nuvole, che dovrebbe rappresentare l' alternativa polemica alle divinità tradizionali, ma diciamo meglio, un profondo segnale d' ambiguità. I misteri citati sono naturalmente quelli eleusini, in onore di Demetra e Persefone; le feste di Bromio, cioè Dioniso, sono quelle stesse Grandi Dionisie in cui si tenevano gli agoni tragici e comici.

(9) - Una serie di personaggi che Aristofane considera chiaramente inutili e dannosi alla società. Gli "indovini" di Turi sono certamente ciarlatani che approfittarono della fondazione della colonia periclea panellenica di Turi (444 a.C.) per esercitare il loro mestiere. particolarmente ricercato appunto nelle fondazioni delle città; gli "abellitori" dei cori ciclici sono i poeti ditirambici, da cui sono tratti exempli gratia versi citati nella battuta successiva, uno solo dei quali lo scoliasta attribuisce a un personaggio preciso, tal Filosseno di Citera.

(10) - Secondo lo scolio, il figlio di Senofanto è da identificare con il poeta Geronimo, per cui vedi "Gli Acarnesi" nota 28. I centauri sono da sempre il simbolo della bestialità violenta. Di Simone non si sa nulla, a parte un attacco di un altro poeta comico, Eupoli. Di Cleonimo e Clistene, nella commedia aristofanesca prototipi classici, rispettivamente del vigliacco e dell' effemminato, è inutile parlare.

(11) -  Prodico di Ceo, uno dei massimi rappresentanti della cultura sofistica contemporanea.

(12) -  Stavolta la teoria scientifica risale ad Anassagora, e conferma che questo Socrate è un insieme di dati della cultura greca coeva unificati non ideologicamente, ma solo dal punto di vista della funzione comica.

(13) - Secondo la legge attica chi sospettava una persona di avergli rubato qualcosa, poteva perquisirne la casa, ma doveva entrarvi senza mantello dove potesse nascondere quello, o altri oggetti a sua volta rubati.

(14) -  La grotta di Trofonio, presso Lebadea in Beozia, era uno dei più noti oracoli del mondo greco.

 

 

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