A R I S T O P H A N E S

    

 

Le   Nuvole

 

 

 

ARISTOFANE. Le Nuvole. Traduzione e note di Guido Paduano, per la Newton Compton Editori, 1991.

 

PERSONAGGI:

Strepsiade

Fidippide

Un servo di Strepsiade

Discepoli di Socrate

Socrate

Coro delle Nuvole

Il discorso giusto

Il discorso ingiusto

Due creditori di Strepsiade.

 

 

Sono sulla scena, su due letti, Strepsiade e Fidippide.

 

STREPSIADE - Povero me, quanto sono lunghe queste notti! Ma non farà mai giorno? Eppure è un pezzo che il gallo ha cantato. Ma i servi russano; una volta non l' avrebbero fatto, di sicuro.

Dio ti strafulmini guerra, per mille ragioni: non posso neanche punire i miei servi! (1). E nemmeno questo giovane dabbene si sveglia; eccolo che scorreggia sotto cinque coperte.

E allora, visto che le cose stanno così, copriamoci e russiamo pure noi.

Ma non posso dormire, io, roso come sono dalle spese, dai debiti, dalla mangiatoia... e tutto a causa di mio figlio.

Lui porta i capelli lunghi, cavalca, guida il carro, e i cavalli se li sogna anche di notte; e io a luna nuova, quando maturano gli interessi, mi sento morire.

[Chiamando un servo, che entra] - : Su, ragazzo, accendi la lucerna e portami il registro dei conti. Voglio controllare il totale dei debiti e calcolare gli interessi ... Vediamo dunque, dodici mine a Pasia ...

E perché dodici mine a Pasia? Che ne ho fatto? Ah certo, quando ho comprato quel cavallo balzano: balzano o stupido io, piuttosto!

 

FIDIPPIDE:  Filone, tu imbrogli, tieni la tua linea.

 

STREPSIADE:  Eccolo il mio malanno, la mia rovina. Dorme e sogna i suoi cavalli.

 

FIDIPPIDE:  Quanti giri bisogna compiere?

 

STREPSIADE:  Quanti ne fai fare a tuo padre, di giri! Vediamo, che altro debito c'è dopo quello di Pasia?  Tre mine ad Aminia, per un carro leggero, e le ruote.

 

FIDIPPIDE:  Porta via il cavallo, e asciugalo!

 

STREPSIADE:  Tu mi hai asciugato di tutto, caro mio. Già ho pagato delle multe, e ora vogliono mettere delle ipoteche per gli interessi.

 

FIDIPPIDE:  Ma papà, perché sei così inquieto, e ti rivolti tutta la notte?

 

STREPSIADE:  Mah, qui, tra le coperte mi ha morso... un esattore.

 

FIDIPPIDE:  Ma lasciami dormire, per piacere!

 

STREPSIADE:  Dormi, dormi... ma tutti questi debiti ti piomberanno addosso, prima o poi...

Le fosse venuto un colpo, alla mezzana che ha combinato il matrimonio con tua madre!

Io facevo una vita beata, campagnola, umile, senza riguardi, come veniva, tra le api, le pecore, la sansa. E contadino com'ero sono andato a sposare una di città, la nipote di Megacle, figlio di Megacle, superba, raffinata, piena di fronzoli.

La prima notte io vado a letto odorando di mosto, di fichi, di lana, di raccolto; lei di lusso, di croco, di giochi di lingua, di spese, di leccornie, di veneri sensuali. Certo non si può dire che fosse oziosa; e io le dicevo: ti dai troppo da fare, moglie mia!

 

SERVO:  Non c'è più olio nella lucerna.

 

STREPSIADE:  Ma perché sei andato ad accendere quella che se lo beve, l' olio? Vieni, che ti punisco.

 

SERVO:  Ma perché?

 

STREPSIADE:  Perché hai messo un lucignolo di quelli grossi [Esce il servo].

Quando nacque il bambino, io e la mia nobile sposa cominciammo a litigare per il nome. Lei voleva un nome equestre, in -ippo;... Santippo, Carippo, ... Callippide, io lo volevo chiamare Fidonide, come mio padre. Non ci mettevamo mai d' accordo: alla fine lo chiamammo Fidippide.

E lei, prendendolo in braccio, lo vezzeggiava: quando sarai grande, diceva, guiderai il carro per la città ... come Megacle, con la tunica lunga...

Io invece gli dicevo, quando sarai grande ricondurrai le capre dalla pietraia, come tuo padre, vestito di pelli ... Solo che a me non dava retta per nulla, e con la mania dei cavalli ha distrutto ogni mio avere.

Ora è tutta la notte che sto pensando, e finalmente ho trovato una strada splendida, miracolosa, che se lo convinco a prenderla sono salvo.

Prima però bisogna svegliarlo, e nel modo più garbato.

Come fare?  Fidippide, Fidippide, caro...

 

FIDIPPIDE:  Che c'è, papà?

 

STREPSIADE:  Dammi un bacio. Qua la mano.

 

FIDIPPIDE:  Si, ma che c'è?

 

STREPSIADE:  Mi vuoi bene?

 

FIDIPPIDE:  Certo, per Poseidone equestre!

 

STREPSIADE:  Per carità, non per Poseidone equestre, che è proprio lui la causa dei miei guai ... Ma se mi vuoi bene davvero, ragazzo mio, dammi retta.

 

FIDIPPIDE:  Darti retta in che?

 

STREPSIADE:  Cambia strada, imparane un' altra, quella che ti consiglio.

 

FIDIPPIDE:  Insomma, che vuoi?

 

STREPSIADE:  Ma mi dai retta?

 

FIDIPPIDE:  Ma sì, per Dioniso.

 

STREPSIADE:  Vieni qui, guarda. La vedi quella porticina e quella casa?

 

FIDIPPIDE:  La vedo, ma di che si tratta?

 

STREPSIADE:  E' il pensatoio delle anime sapienti. Ci sta dentro gente capace di persuaderti con la parola, che il cielo è un forno. e noi ne siamo i carboni (2).  E insegnano a pagamento a vincere le cause, giuste e ingiuste.

 

FIDIPPIDE:  Ma chi sono?

 

STREPSIADE:  I nomi precisi non li ricordo; ma sono gente illustre ... pensatori ...

 

FIDIPPIDE;  Disgraziati vuoi dire ... Li conosco quei cialtroni con la faccia gialla, scalzi ...  quello sciagurato di Socrate, e quell' altro, Cherefonte.

 

STREPSIADE:  Taci, non dire sciocchezze. Se t' importa qualcosa che tuo padre non muoia di fame, lascia perdere i cavalli e diventa dei loro.

 

FIDIPPIDE:  No, nemmeno se mi dai i fagiani dell' allevamento di Leagora (3).

 

STREPSIADE:  Te ne prego, carissimo, va e impara.

 

FIDIPPIDE:  Ma imparare, cosa mai?

 

STREPSIADE:  A quanto so, loro posseggono due discorsi, il maggiore e il minore. E il discorso minore, dicono, fa vincere le cause ingiuste. Se tu lo impari, tutti i debiti che ho fatto per causa tua ... non devo più restituire nemmeno un obolo.

 

FIDIPPIDE:  Non posso; se mi riducessi smorto come quelli, non potrei più guardare in faccia i cavalieri.

 

STREPSIADE:  E allora, per Demetra, non mangi più a spese mie, ne' tu, ne' puledri, ne' purosangue. Ti caccio di casa ... alla malora!

 

FIDIPPIDE:  Lo zio Megacle non mi lascerà senza cavalli, me ne vado e di te me ne strainfischio.  [Esce di casa].

 

STREPSIADE:  Eh sì, sono con il culo per terra, ma non ci resto, perdio! Pregherò gli dèi, poi al pensatoio ci vado io stesso ad istruirmi ... Ma come farò a imparare tutte le sottigliezze ... vecchio come sono... tardo, smemorato ... Pure bisogna andare.

 

CAMBIO  DI  SCENA.

 

(1) - In tempo di guerra, i servi vanno trattati meglio, perché hanno ogni possibilità di disertare.

(2) -  Questa opinione è attribuita, dagli Scolii, al filosofo Ippone, sulla sola base della caricatura comica che già ne aveva fatto il poeta Cratino. Non è però opinione assurda nella scienza del tempo (non è,  ad esempio, lontana dalle teorie di Diogene di Apollonia, ed anche Senofane paragonava le stelle a dei carboni). Non serve ricordare che Socrate non si interessava minimamente di fisica ne' di astronomia, e così pure che l' insegnare a pagamento costituiva uno dei suoi fondamentali idoli polemici.   

(3) - Leagora era un noto aristocratico, parente di Pericle e padre dell' oratore Antocide.

 

 

 

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