CONSIDERAZIONI

 

Leone Tolstoj

 

M. K. Gandhi

SULL' ANARCHIA

 

 

PREMESSA

 

 

L'anarchia ha una sua giustificazione storica che nasce molto lontano e la pone allo interno di una delle due sole grandi correnti di pensiero e d' azione che ancora oggi si dividono  il mondo: la volontaria sottomissione delle persone alle verità rivelate o filosoficamente dedotte, ma rigide; oppure la continua reinterpretazione del percorso storico naturale inteso come un cammino mirato alla permanente  trasformazione etica  e scientifica delle società e dell' uomo.

Lo studio dello sviluppo del  pitagorismo nei secoli, dal sesto al quarto a.C. mostra come da questo periodo storico in poi la filosofia politica degli Stati, soprattutto mediterranei e medio orientali, sia stata per un breve spazio di tempo, in equilibrio al confine fra il monte altissimo delle esigenze umane di vita e di libertà, e il dovere del vivere coerentemente alle necessità dell'  impero.

Possiamo porre (liberamente) il momento critico storico della mutazione della nemesi della civiltà occidentale, nella rivolta dei paggi di Alessandro, o nella uccisione di Ipazia, o anche più il là o più in qua, a seconda delle opinioni degli studiosi.

La trasformazione storica dell' Anarchia, una delle conseguenze obbligate del pensiero libero, può aver campo già da così lontano e partecipare oggi ai destini del mondo, non più come una malattia sociale, bensì (vedremo) come una necessità indispensabile al miglioramento dei tempi futuri.

Per coerenza logica, pertanto, il nostro modo di intendere l' anarchia, che si giustifica nella storia anche molto antica,  è molto diverso da ciò che l' opinione pubblica ne intende oggi, dopo l' esperienza della banda Bonnot, dei grandi assassini che hanno costretto tutti i governi civili a demonizzarla e a imporre ad essa un governo di polizia (palese e infiltrato) creato allo scopo di dimostrare la pericolosità sociale della medesima. Anarchia intesa con significato di disordine.

In realtà la A - narcos (senza governo) è contraddittoria  a tutti coloro che in nome dell' Anarchia vorrebbero giustificare un governo proprio distruggendo il governo in carica.

La A - narcos (privazione di governo) può essere vissuta dalla società civile (in uno Stato democratico, si intende) come capacità autonoma del popolo a vivere in libertà, giustificando la medesima con regole di vita che possono essere anche tratte ad es. dalla morale di Epicuro, o dalla filosofia Stoica, dal Cristianesimo dei Vangeli o come di vuole, ma sempre rispettando l' etica della vita intesa come un diritto che non può essere tolto a nessuno, poichè c' è un Dio per tutti e non è che lo si possa raggiungere distruggendo la vita. Quella di noi stessi e degli altri.

Nel proseguire di queste righe cercheremo di svilupparne un percorso logico, evidenziandone alcune contraddizioni, enunciandone alcune strade.

 

 

La comprensione reciproca delle culture è un percorso che deve essere compiuto. Il loro fronteggiamento (acculturazione), vissuto nel tempo attuale, se ricercato in pace, dovrebbe portare nel medio tempo storico al riconoscimento delle reciproche differenze culturali fra i popoli; alla nuova loro rivalutazione. Sappiamo che chi è intransigente nella tradizione, si incatena a determinati costumi ed è povero di sapienza. 

Perché ogni sapere, è migliorabile su qualche punto. Ogni cultura perfetta è una religione di guerra, per cui un avvenire pensato nella conseguenza logica di drastiche trasformazioni  di civiltà, può essere effettivamente temuto. L' individuo umano, tuttavia, possiede per natura una sua propria forza arcana. La intransigenza può essere debolezza, la  tolleranza delle ragioni non lo è mai.

Le seconde e terze generazioni  possono cambiare le tradizioni dei padri, (nonostante i recenti noti fallimenti del Regno Unito e di Francia) ciò perché tutte le culture, anche quelle apparentemente dominanti,  sono in realtà imperfette.

L' anarchia - oggi - è di per sé una cultura antropica di grande respiro internazionale che può aiutare moltissimo l'umanità a riconoscersi al di sopra di usi e costumi atavici, diversità di tradizioni.

 

IL PERCORSO  STORICO

 

"Chiunque neghi l'autorità e combatta contro di essa è un anarchico" ha detto Sébastien Faure.

Questa frase ha evidenziato tutte le contraddizioni della interpretazione storica e teorica del libero pensiero, perché, se la si legge: "Chiunque neghi l' impero e combatta contro di esso è un anarchico", allora si deve riconoscere che l'anarchia stessa non può essere realizzata attraverso una politica d' impero.

Se si può dire che il liberalismo "non lo si può realizzare agendo in qualsiasi modo predefinito", meno ancora ciò  si potrà affermare per l' anarchismo

Ciò dovrà comportare una scelta, ad esempio, fra Bakunin e Leone Tolstoj, oppure fra Buenaventura Durruti e Gandhi; questo perchè  l'anarchismo non è una ideologia cristallizzata, ma un libero pensiero.

In termini storici, le vecchie tradizioni dell' anarchia: la rivolta, l' insurrezione violenta, oggi sarebbero per lei il peggiore veleno. Se tali fenomeni a volte, insistono ancora, lo è perché essi - da sempre - sono organizzati, scientemente o meno, in favore dei loro nemici, i quali confidano della dabbenaggine di alcuni ingenui.

Ne consegue che il rapporto fra l' anarchia, il liberalismo e la democrazia deve essere ripensato.

Ci si potrà chiedere: dove siamo arrivati adesso?

La democrazia può considerarsi costituzionalmente  giustificata quando i governi, quali che siano, mantengono l' impegno di rinnovarsi secondo  tempi prestabiliti. Si potrà discutere sulla posizione dell' anarchia nella consultazione elettorale, ma non vi si vedono,  giustificazioni al  conflitto violento.

MORALE.

La morale anarchica - oggi - potrebbe essere copiata dalla morale pitagorica, ovvero da una morale laica assimilabile a quella di Epicuro, favorevole a valorizzare i rapporti di amicizia.

In antico la morale anarchica ha attraversato sia preferenze ascetiche di vita agreste idealizzate da Godwin e Kropotkin, sia fasi "libertine". Abitudini  libertine, ripeto, sono oggi praticate normalmente  dalla borghesia moralista che, grazie al buon tenore di vita, raggiunto o ereditato, trova il tempo di contraddirsi rispetto a ciò che oggi essa stessa predica in favore del "valore della famiglia".

La morale, in qualsiasi modo uno la intenda, deve sempre confrontarsi con i valori di un mondo attuale, i quali, di norma, si modificano in modo imprevisto.

Quando ero balilla, nel mio piccolo credevo e obbedivo pensando che il fascismo fosse l'unica possibilità politica di governo offerta agli uomini dalla natura.

Analizzando il pensiero anarchico, nel mondo  quale esso ci appare oggi, sarà data giustificazione esclusivamente alle scelte fatte in favore del modello pacifista.

 

MAX  STIRNER

 

I.  Il vecchio vorrebbe rimettere le cose a posto, ma non ha più tempo. Vorrebbe che i pensieri,  le illusioni, i desideri spirituali della gioventù non fossero tutte illusioni, tutti falsi.  Si fa i suoi conti. Comincia a fare affidamento sulla propria prossima morte.

Fino a ieri la religione gli aveva proposto un "al di là" completamente estraneo agli interessi terreni pensati come futuro. 

L' Anarchia, per l' impero, rimarrà sempre il peggior tipo di paganesimo.

II. L' importanza di Stirner nella nostra cultura è perfettamente rivelata anche se il termine "egoismo" è ambivalente e appare contraddittorio.  Ma la risoluzione è semplice: l' egoismo offensivo è di "impero", quello difensivo è umano.

Qui però è stato preso  in esame il concetto di "Stato" così come esso è stato inteso prima e dopo la conclusione della rivoluzione francese, dopo cioé la  nuova creazione del partito genericamente definito "repubblicano" formatosi successivamente a quegli  avvenimenti storici.

Sorprendentemente vediamo che la conseguenza logica della critica di Stirner non porta la nuova repubblica verso un percorso naturale, magari lento, di democratizzazione;  anticipa piuttosto, più o meno di cent' anni, (a parte il bonapartismo), i grandi totalitarismi del secolo ventesimo, che politicamente possiamo definire "imperi".

Il liberalismo è molto più antico, come abbiamo già scritto altrove in questo sito. Lo stesso Montesquieu, che comunque si ripromette soltanto lo scopo di indicarci alcune regole di buon governo, vive il tempo dei "lumi", produce la rivoluzione, ma non ne è un prodotto. L'applicazione delle teorie democratiche di governo sono applicate integralmente molto di rado nei parlamenti dei popoli. La democrazia attuale si assimila piuttosto al "mezzo impero".

Il desiderio dei partiti politici di arrivare, fra tutti, alla completa totalità dei suffragi, può uccidere le libertà. Lo dicevano tutti i vecchi anarchici, e anche  Stirner.

Che cosa occorre per trasformare il mezzo impero in una democrazia? Occorre un popolo democratico .

Per quanto i partiti desiderino sovrapporsi a tutto lo scibile della società, a tutto il fare e il pensare, rimane sempre qualcosa per gli altri, e non si tratta soltanto di una, due, o tre persone smarrite. In politica l'adesione popolare dei fan, spesso  è costruita a fatica, anche con trucchetti e imbrogli, furbate psicologiche, sfruttamento delle debolezze umane.

Noi vogliamo però qui credere che la democrazia esista e che basti, per giustificare ciò, l'alternanza civile dei governi.

In conseguenza logica i pensatori anarchici devono accettare il fatto che la politica violenta è una forma d' impero. Proprio come fenomeno storicamente finito.

Le brigate rosse e nere sono "impero", gli estremismi di destra e sinistra  sono "impero".

Il "bombarolo anarchico", del quale ancora oggi capita leggere l' esaltazione, è solo un agente degli interessi  di un qualche politicante che lui non conosce.

 

 

ANARCHISMO ARISTOCRATICO

 

"Se uno Stato è fondato forzatamente, ovvero al di là della ragione e della volontà comune dei popoli e delle nazioni che lo compongono, esso è solo falsamente democratico, poiché si regge su una evidente coercizione legale.

Ciò significa che l' Italia (o un qualsiasi altro Stato) che si voglia definire democratico, deve essere fondato sulla volontà d' essere di tutti i suoi cittadini, non soltanto su quella degli iscritti ai partiti, e degli altri chiamati a giudicare (preventivamente), col voto.

Pasolini diceva: - Se a me non interessa governare, perché volete discutere questa mia scelta?

Ciò non vuol dire che chi non governa non debba poi interessarsi al bene comune.

Oggi i partiti, nel loro complesso, sono talmente forti e contemporaneamente ignorati dal corpo elettorale, da non aver bisogno del popolo per governare, o per sostenersi.

La realtà politica sono essi stessi. Il "bene della nazione" sono essi stessi. Il popolo che li vota sono essi stessi.

Così come i cittadini sono tutti "di diritto" appartenenti a una religione, così essi  sono  "di diritto" appartenenti a un partito, anche se non lo sono. Non c'è più nulla che avanza.

Le professioni sono tutte coperte dagli uomini più meritevoli secondo partito. Provate a toccarne uno se vi dà l'animo. Tutti hanno la loro protezione. Soltanto fra i magistrati si trova qualche pecora nera.

Io, però, voglio essere il miglior ciabattino perché mi se ne riconosce il mestiere, non "secondo partito".

 

Senza ironia, gli iscritti ai partiti dovrebbero tutti volere, o desiderare di amministrare onestamente.

Gli anarchici, invece, non dovrebbero desiderare di amministrare.

Ci sono già tanti che se ne interessano da fuori. Sono, ad esempio quelli che possiedono il capitale. Ci sono i vescovi, c'è il Papa. Ci sono le banche, ci sono svariate lobbies...  Costoro però sono "impero", hanno un loro interesse.

Gli anarchici, grandi e piccoli  dovrebbero posseder "scienza e conoscenza" delle cose del loro mondo (anche delle cose piccole)  e praticare una loro volontaria difesa morale della democrazia, anche solo "capendo il prossimo", praticando nel territorio una loro funzione di "esserci". Potendosi  dire "sono anarchico" senza provocare sorpresa, ne' panico; anzi, suscitando rispetto.

Il recupero, o l' acquisto di un effettivo carisma popolare dell' anarchia provocherebbe un indiscusso miglioramento nella morale della nazione.  Potrebbe costituire un vero baluardo di conservazione democratica.

Anarchismo non di destra, non di sinistra, ne' di entrambe, o come si vuole, ma certo non contradditorio a sé stesso, non "camuffato" .

In Italia, una riserva di elettori anarchici "liberi" da interessi di partito potrebbe rinforzare le difese naturali della democrazia, sia orientando il voto (non però monodirezionalmente), sia non votando.

Naturalmente occorre, per ottenere questo, che l' Anarchia in Italia esista, e che esista nel mondo,  e anche forte.

 

IN  FINE

 

Infine l' abitudine a considerare la storia violenta di alcune parti della vecchia anarchia può averci indotti a non saper più intendere la stessa nel proprio nuovo costume di non violenza - nella sua ragion d'essere rivoluzionaria.

Quale rivoluzione si vuole fare? Cosa si vuole raggiungere?

Il mondo pacificato per volontà di popoli, ognuno padrone nella sua terra, perché oggi il pericolo è grande.

Il sistema politico democratico va bene al mondo occidentale, ma il missionarismo forzato di alcuni usi politici e pratici liberali può costituire un errore grave. Così come il contrasto pregiudiziale nei confronti di alcuni sistemi teologici limitati, e verso alcune gerarchie di potere religioso ancora oggi aggressive. Da questi però bisognerà sapersi difendere. Si deve saper dimostrare la superiorità dell' obiettivo che si vuole raggiungere. Dio esiste, ma lo si vuole universale, non una pezza a colore.

Ai politici del mondo si richiede di saper leggere l' orologio, o almeno riconoscere l'anno in cui siamo, perché anche il tempo delle utopie è arrivato. All' animale uomo è ora richiesta intelligenza vera, la capacità di  liberare Prometeo una seconda volta.

Rimossa la violenza del gruppo, ogni persona umana può lavorare personalmente a raggiungere gli unici obbiettivi finali necessari alla unificazione pacifica volontaria del mondo. In democrazia qualsiasi partito politico, qual modificazione interna desideri, può tener fissa in sé la stella polare di tale traguardo ideale. Così in tutto il mondo. Ma l anarchia ha da sempre perseguito obiettivi mondiali. Le strade sono infinite.

 

Enrico Orlandini, Osimo, 10 ottobre 2010.

 

 

NOTA  AGGIUNTA

 

Gli anarchici non potrebbero farsi un partito loro senza cadere in contraddizione. Io mi sono fatto una tessera intitolata "Tessera dell' UNO". Sono il capo, non pago quote annue di iscrizione, non ho bisogno di cinquecentomila firme per essere riconosciuto.

Consiglio a ogni anarchico di farsi una tessera dell' UNO ed esserne il capo.

 

CONSIDERAZIONI  PRATICHE 

 

Premetto che l'anarchia non fa partito, ciò perché lo "interesse superiore", (la cosa più pericolosa che esista al mondo) non può essere orientato su una gerarchia, ma su un obiettivo concreto da raggiungere nell'avvenire storico. Pertanto essa tiene, nei  suoi aderenti, un orientamento teorico generale che, a seconda delle esperienze e delle convinzioni individuali, può essere orientato verso qualsiasi parte politica ufficialmente autodefinita "non di impero".

Filosofie e pedagogismi morali sono per l' anarchista facoltativi, purché ognuno sappia regolarsi per sé secondo risultati  non contraddittori. La morale, come qui la si intende, è non più che una forma di comportamento. Anche l' agnosticismo è quindi nella logica anarchica.

Le seguenti considerazioni devono essere giudicate soltanto un mio personale coerente parere.

 

CHIESA.  L' Anarchia non è un anticristo. Già Leone Tolstoj propugnava un cristianesimo praticante, e molti anarchici, anche in antico, l' hanno sempre pensata come lui.  La Chiesa ufficiale non è formata soltanto da pirofili indemoniati; vi stanno dentro anche moltissimi cristiani. L' interesse superiore del governo clericale, che una volta poteva giustamente confondersi con il valore d' inferno, oggi è stato ricalcolato. E' vero che la Chiesa ci tiene tutti formalmente prigioni dalla nascita alla morte, dal battesimo alla estrema unzione, e che ciò limita fortemente la nostra libertà (perchè ci costringe ad ammettere di credere a cose che per noi non sono vere). Ciò lo si capisce noi; per altre persone, però, tale attenzione è ritenuta una valida protezione. Occorre quindi aver rispetto di chi la pensa diversamente, a patto che lui poi ci rispetti.

Se l' anarchia, oggi, non ammette più l' odio fra gli uomini, bisogna dimostrarlo. Ciò che si chiede è un posto per tutti nel mondo. Poiché nulla è vero in eterno, tutto può essere modificato nel tempo.

Il problema è quindi avere qualcosa di utile da proporre e da giustificare, per l' avvenire della collettività umana.

 

LAVORO.  Ci sono moltissimi anarchici che conoscono praticamente tale  materia meglio di me. Io posso dare soltanto opinioni di massima.

Il problema del lavoro lo si risolve col lavoro, non col denaro.

Quando, nel tempo fra il XVII e il XVIII secolo (fra il '600 e il '700) ebbe inizio la decadenza della Spagna dei "conquistadores", la Spagna stessa diventò piena d' oro, mentre nella Fiandra povera iniziava a prendere campo l' arte della manifattura (che poi sulla metà del ' 700 avrebbe dato inizio alla rivoluzione industriale nella intera Europa del Nord e in Francia).

Al tempo i ricchi spagnoli furono attratti dalla superba produzione d' arte fiamminga e dall' insieme dei  prodotti manifatturieri.

Siccome l' oro ha molti pregi, ma non si mangia, finì che grande parte dell' oro spagnolo trasmigrò in Fiandra,  ove il lavoro era continuativo. Tutto ciò procurò in meno di mezzo secolo, da una parte miseria, dall' altra ricchezza permanente.

Oggi, nelle nazioni moderne, Italia compresa, le riserve d' oro sono tenute nascoste, mentre una loro trasformazione in carta moneta può essere ripetuta. Ne consegue che il miglior modo di garantire pacificamente il lavoro sta nella collaborazione delle nazioni, nello scambio reciproco delle merci, aperto il più possibile.

Il problema  semmai sta nella corretta divisione del denaro, che dev' essere umanizzato. Anche dire: "comunione di tutti i beni allo Stato"  può rivelarsi illusorio se tutto ciò non crea poi "collaborazione internazionale".

Le crisi attuali sono sempre state prodotte da illecite manipolazioni sul denaro, mai dallo onesto scambio merci. La crisi del 1929, avvenuta per cause di superproduzione (corretta dal "consumismo" entro il quale viviamo ancora) c'entra, ma poco, con la crisi dell'oggi che invece è prodotta da speculazione bancaria e incapacità etica a superare il decadimento delle ideologie; ovvero da disordine morale diffuso.

 

ECONOMIA.   Pure essendo per sua natura "pareggiatrice delle ricchezze" l' anarchia può vivere oggi nei regimi liberali, nonostante essi siano patria di economia capitalista, che comunque è moralizzabile, ma non è il diavolo. Il diavolo è soltanto chi si oppone al valore della amicizia fra i popoli.

L' anarchia non ha potuto aver vita in passato, nei regimi totalitari di destra, ne' in quelli di sinistra, nonostante le "alleanze" con il partito comunista.

Essa è stata respinta in maniera cruenta dal partito comunista, sia verso la fine della rivoluzione spagnola, sia dopo la conclusione della rivoluzione sovietica. Questo perché il regime di "unificazione" delle ricchezze pubbliche, richiede, quando portato a compimento, il partito unico, e con ciò la necessità della "conquista del mondo" per impero, non per necessaria reciproca collaborazione.

Oggi il nome "anarchia" viene usato come sinonimo di "disordine", soltanto perché chi lo usa non è in grado di confutarlo secondo ragione.

Carlo Marx fu il massimo persecutore teorico delle dottrine anarchiche ottocentesche. Per il suo sistema di logica era nel giusto, ma solo in quanto desiderava anche lui "l' impero".

Nonostante ciò, in regime democratico, sia con governi di destra, che di sinistra, l' anarchia può aver luogo in tutti gli Stati del mondo, Il suo obiettivo teorico e morale  consiste nell' impegno internazionale a giungere alla unificazione (per reciproco rispetto) di tutte le nazioni, a scopo di pace.

Anarchici che abbiano desiderio di governare, possono realizzare le loro idee, entro partiti di loro scelta;  sia a moderare eventuali disordini prodotti dal capitale libero, sia a provocare e a mantenere viva la fratellanza del mondo del lavoro, sia a formare una base solida per il mantenimento di una sana democrazia nello Stato.

Anarchici non desiderosi di governo (come me) possono essere invece  utili a ottenere la armonizzazione sociale delle varie culture esistenti, sia laiche che religiose, alcune delle quali sono tuttora troppo arretrate e pericolose. Si deve ammettere anche una gerarchia culturale,  senza giustificare da ciò ideologie, che sarebbero comunque false.

Per tutto ciò  occorreranno uomini liberi e responsabili di sé stessi, consapevoli delle mete alle quali vogliono giungere.

 

GUERRA.   Occorrerebbe far luce su alcuni pregiudizi. Le guerre non possono essere eliminate per volontà umana senza prima avere eliminato le cause che le producono. Il comunismo, l' islam, non riuscirono mai a realizzare la conquista del mondo, ne' ideologicamente, ne' militarmente.

Altre religioni "pacifiste" non si posero se non formalmente  l'obiettivo di pacificare le varie nazioni, tanto più che nessuna di esse (religioni) è realmente  "universale", ma ognuna si regge su una propria gerarchia e una propria fede (collegate poi ognuna a differenti politiche e Stati).

Neppure il mondo può essere riunito e pacificato da alcuna forza esterna.  Una riunificazione d' "Impero" durerebbe quanto l' impresa  di Alessandro, e ancor meno.

L' unico modo per giungere alla unione mondiale e alla pacificazione delle nazioni è per volontà comune, che deve essere ottenuta indipendentemente dai tipi di governo in atto.

Riguardo ai soldati combattenti, essi hanno, da sempre, costituito il nerbo più forte dell'anarchia, perchè nessuno meglio di loro conosce  la realtà delle sofferenze umane "non necessarie".

Le responsabilità delle guerre vanno ai governi che le dichiarano e a coloro che li costringono a farle dichiarare. I soldati, salvo alcuni, offrono la propria vita per generosità, per obiettivi che essi ritengono comunque giustificati, e non importa se poi si rivelino veri o falsi, se poi si vinca o si perda. Alla fine, il valore della civiltà dei popoli dovrebbe consentire comprensione per tutti.

Al giorno d' oggi, purtroppo, nessun popolo può ancora desiderare di rimaner disarmato senza pericolo. Si può però, in pace, adoperarsi affinché la situazione cambi. Si intuisce che ciò non sia facile.

 

Esistono forze naturalmente "aggreganti" altre "disgreganti".

Forze aggreganti sono:

la potenza eccessiva degli armamenti, che può rendere "perdente" ogni partecipante a una futura guerra mondiale.

La unificazione delle economie, che può realizzarsi  soltanto attraverso il libero scambio (moralizzato).

Il risanamento delle sacche di povertà del mondo.

Il risanamento degli squilibri anche fra Stati non poveri.

La eliminazione delle ideologie politiche, che non devono essere sostituite però, dal vuoto assoluto,

La consapevolezza della realtà di un Dio unico universale, o di una causa materiale rapportabile a tutti gli esseri umani nel mondo. Per arrivare a una tale "verità" logicamente credibile, sarà utile recuperare i sistemi filosofici classici occidentali pre e post socratici più antichi.

Un "non partito" filosofico condivisibile  da tutte le persone del mondo.

 

Forze non aggreganti:

La irresponsabilità morale (etica e mercantile) dovuta alla indifferenza per gli interessi globali del mondo.

Il Dio fanatizzante, parziale e litigioso.

Lo "interesse superiore" attribuito al "limitato".

 

Enrico Orlandini,  27 ottobre 2010.

 

 

 

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