GIANCARLO MOLA

 
 
  

 

"Via il Crocifisso dalla Scuola"

 
 
  
 

Moschea di Maometto a Medina.

Sura CXII

Al - Iklàs  =  Il puro monoteismo

1.  Dì:  "Egli, Allah, è unico

                                      2.  Allah è l'Assoluto

                                      3.  Non ha generato, non è stato generato

                                      4.  e nessuno è uguale a lui".

www.corano.it

 

 

 

 
 

 

Via il crocifisso dalle aule. E' un ordine questa volta. Che arriva direttamente da un giudice. E che riapre violentemente le polemiche sulla presenza negli istituti scolastici del massimo simbolo della religione cattolica.

Con una decisione a sorpresa, infatti, il tribunale dell'Aquila ha ordinato al dirigente di una scuola materna ed elementare di "rimuovere il crocifisso esposto nelle aule". Un provvedimento-choc, il primo di questo tenore. Che adesso rischia di diventare un precedente di cui i magistrati potrebbero tenere conto. Ma che soprattutto torna a dividere cattolici e atei, cristiani e musulmani.

Il caso di Ofena, (in provincia dell'Aquila) è infatti estremamente delicato. Perchè solleva un tema cruciale dei rapporti tra Stato e Religione, un tema che proprio in questi giorni in Francia - dove a due ragazzine musulmane è stato vietato di entrare a scuola con il velo - si sta riproponendo in maniera esplosiva. Ma anche perchè ha come protagonista Adel Smith, presidente dell'Unione musulmani d'Italia, volto noto dell'Islam radicale e professionista della provocazione. E' stato proprio lui a presentare il ricorso alla magistratura, dopo che i dirigenti della scuola frequentata dai figli avevano rifiutato l'esposizione in classe di una immagine con la sura 112 del Corano.

La campagna di Smith (che due anni fa aveva aperto le ostilità definendo il crocifisso in tv "un cadavere in miniatura") è ora coronata da un successo.

Il giudice Mario Montanaro ha infatti ritenuto non più valide le norme del 1924 e 1928, che prescrivevano la presenza della croce nelle scuole.

Dopo il Concordato del 1984 - motiva il magistrato - la religione cattolica non può essere considerata religione di Stato.

I passi dell'ordinanza sono durissimi: 

< La presenza del simbolo della croce induce nell'alunno una comprensione profondamente scorretta della dimensione culturale della espressione di fede, perchè manifesta l'inequivoca volontà dello Stato, trattandosi di scuola pubblica, di porre il culto cattolico al centro dell'universo, come verità assoluta,senza il minimo rispetto per il ruolo svolto dalle altre esperienze religiose e sociali nel processo storico dello sviluppo umano > scrive il giudice.

Poi aggiunge:

< La presenza del crocifisso nelle aule comunica una implicita adesione che non sono realmente patrimonio comune di tutti i cittadini, presume una omogeneità che, in verità, non c'è mai stata e, soprattutto, non può sicuramente affrermarsi sussistere oggi >.

L'esposizione del simbolo, dunque:

< connota così in maniera confessionale la struttura pubblica "Scuola" e ne ridimensiona fortemente l'immagine pluralista >.

 

L'ordinanza dell'Aquila è però soprattutto uno schiaffo a Letizia Moratti. Il ministro dell'istruzione - ritenendo sempre in vigore le norme degli anni Venti - ha più volte ribadito che l'esposizione del crocifisso nelle classi è un obbligo a cui nessuno può sottrarsi. L'anno scorso ha addirittura firmato una direttiva con la quale si chiedeva ai presidi di assicurare la presenza della croce negli istituti. E proprio un mese fa - intervenendo sul caso di Ofena - ha ribadito che le leggi in vigore autorizzano la presenza nelle scuole di un simbolo religioso: il crocifisso.

< Il governo - erano state le parole del ministro alla Camera - intende valorizzare nella Scuola la cultura e i valori del nostro Paese, incluse le radici cristiane>. 

 

La condanna piovuta dall'Aquila arriva dunque come una doccia fredda. Il ministero, rappresentato dall'Avvocatura dello Stato, si è infatti strettamente battuto contro la richiesta di Adel Smith. 

L'ordinanza che ha dato al dirigente dell'istituto "Antonio Silveri" trenta giorni di tempo per rimuovere il crocifisso, ha disconosciuto le argomentazioni di Viale Trastevere. 

E' solo il primo round, però. Al provvedimento d'urgenza seguirà infatti un giudizio più approfondito nel merito. E' per questo che gli uomini del ministro si mantengono cauti: - Non commentiamo le decisioni della Magistratura -.

Da "La Repubblica" del 26 ottobre 2003.

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In questo sito non ci siamo mai permessi di commentare una sola sentenza, nè ordinanza della magistratura, anche perchè convinti che uno Stato senza giustizia, ed un popolo che non abbia fiducia nella medesima, costituiscano gravi sciagure materiali e morali in una Nazione. Interveniamo stavolta, in modo assolutamente eccezionale, considerando che l'articolista ci informa che ancora nulla di definitivo è stato deciso.

Esponiamo il nostro punto di vista nel modo più breve possibile:

Il crocifisso è un simbolo di cultura, così come lo è una religione in genere: esso avrebbe valore anche per una persona sola che richiedesse di esporlo contro la volontà di una maggioranza.

La proposta, pertanto, di aggiungere, accanto al medesimo, un simbolo islamico, si sarebbe dovuta accettare...

...se però la sura scelta , nei suo terzo e quarto versetto, non avesse recitato:

(Allah) "non ha generato, non è stato generato

             e nessuno è uguale a lui."

Tale frase, lo si vede immediatamente, è una evidente negazione del crocifisso e del Credo cristiano, in quanto esclude, non solo la sustanzialità di Gesù quale Dio incarnato, ma anche il credo che riconosce l'uomo creato a immagine e somiglianza di Dio. Ognuno può pensarla come gli pare, però l'intenzione provocatoria non può esser negata: quanto meno qui si contraddice e si nega ogni buona intenzione di tolleranza e convivenza. La cosa è aggravata dal fatto che il discorso non viene affermato a titolo di opinione, ma imposto attraverso un comandamento sacrale.

Intendiamoci: qui si scrive di una sura accanto al crocifisso in una scuola italiana, non di una sura in sé e per sé.

La risposta più logica sarebbe dovuta essere: - Proponi un'altra sura, o aggiungi una frase a tua scelta.

Non c'è da dubitare che di ciò ci si sia resi conto, poiché la incompatibilità fra il simbolo e il comandamento è troppo evidente.

La ordinanza, pertanto, avrebbe dovuto analizzare il particolare, non teorizzare sul generale, anche perchè, così facendo, il giudice, per coerenza, avrebbe dovuto intimare l'ultimatum dei trenta giorni a tutte le scuole della repubblica. 

Ma non è questo che si desidera ottenere quando si discute di religione.

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