CHIESA  E  DEMOCRAZIA

 
 

 

Le Semaines Sociales de France e i problemi politici

 
 

 

 

 

La lettera "Les prochaines assises" datata 2 giugno 1963 e inviata da S.E. il Signor Cardinale Amleto  Giovanni Cicognani (1883 - 1973),  Segretario di Stato di Sua Santità, al Signor Alain Barrére, Presidente delle Semaines Sociales de France, in occasione della loro 50^ Sessione svoltasi a Caen  dal 9 al 14 luglio dello stesso anno - è comparsa in "L'Osservatore Romano" dell'11 luglio 1963.

Il testo è stato integrato e corretto sulla base di quello pubblicato in Semaines Sociales de France, 50^ session, Caen 1963, "La société démocratique". Compte rendu "in extenso". Editions de la "Chronique Sociale de France", Lione 1963, pp. 5 - 9.

La traduzione, le note e i sottotitoli sono stati curati e giustificati da Giovanni Cantoni.

 

Paolo VI

Les Prochaines assises (La Società democratica)

2 luglio 1963.

 

Signor Presidente,

Le prossime assise delle Seimanes Sociales de France, che si terranno a Caen dal 9 al 14 luglio, sotto la guida sapiente e benevola  di Sua Eccellenza Mons. André Jacquemin, segneranno un giubileo. Sarà la cinquantesima volta che i membri più attivi del cattolicesimo sociale si riuniranno per mettere in comune le loro riflessioni e le loro esperienze. Essi non mancheranno di evocare con riconoscenza il ricordo dei loro precursori guidati, all'inizio del secolo, da Henri Lorin, poi da Eugéne Duthoit, finalmente, subito dopo la seconda guerra mondiale, da Charles Flory.

 

Alla prima Semaine di Lione, nel 1904, gli organizzatori si erano proposti di diffondere la dottrina sociale della Chiesa e di impregnare dei suoi princìpi la vita economica, sociale e politica della Francia. Fedeli a questo programma iniziale, i partecipanti alle Semaines, durante più di mezzo secolo di lavori fecondi, si sono sempre mostrati animati da una duplice preoccupazione: essere finalmente docili alle direttive della Santa Sede e adattare il loro insegnamento alle nuove circostanze.

 

In questa prospettiva affrontate quest'anno lo studio della "società democratica", così riprendendo, per una sintesi più vasta, i problemi presi in esame a Rennes nel 1954 ed a Grenoble nel 1960.

Quali sono, vi chiedevate a Rennes, le relazioni fra la crisi del potere nell'autorità, e la crisi del civismo nei cittadini? Questa duplice crisi non avrà come causa profonda il conflitto fra l'economico e il politico? 

Da una parte il cittadino si disinteressa dello andamento delle istituzioni perchè la libertà - più formale che reale - conferitagli dalla sua scheda elettorale, non gli garantisce i diritti che a ragione rivendica sul terreno economico e sociale: un lavoro sicuro, una partecipazione effettiva a qualche proprietà, un regime di assicurazione e di previdenza sociale che gli permetta di mantenere una famiglia.

D'altra parte, lo Stato è dimissionario perchè incontra fra sè e il cittadino una folla di interessi organizzati , di raggruppamenti ideologici, economici, corporativi e sociali che pesano sulle sue decisioni, lo invadono e se ne impadroniscono, ostacolandone in questo modo la libertà.

 

Nel 1960 la Semaine Sociale di Grenoble procedeva all'analisi di questo movimento di socializzazione e mostrava che si può far veramente progredire la società soltanto se i suoi membri ne partecipano in modo cosciente e riflesso.

Davanti alle minacce di dominazione tirannica da parte dei gruppi sociali e di abbandono degli individui a meccanismi in cui scomparirebbe la loro libertà, bisogna promuovere in tutti la partecipazione attiva e spontanea, l'assunzione di responsabilità e il dialogo.

Questa era la conclusione della Semaine Sociale di Grenoble, questo è il problema posto alla Semaine Sociale de Caen, dedicata allo studio della "società democratica". 

 

La Chiesa e la democrazia. 

 

E' noto che la Chiesa non preferisce e non respinge nessuna forma di governo, posto che esso sia giusto e capace di procurare il bene comune dei cittadini (1). La democrazia che approva è legata meno a un determinato regime politico che alle strutture da cui discendono le relazioni fra il popolo e il potere nella ricerca della comune prosperità.

 

La società democratica.

 

Questo suppone una società di persone libere, uguali in dignità e che godono di diritti fondamentalmente uguali, che sono coscienti della loro personalità, dei loro doveri e dei loro diritti nel rispetto della libertà altrui. Ciascuno usando il meglio delle sue capacità al servizio del bene comune, in uno sforzo di solidarietà sostiene i suoi fratelli meno favoriti dalla natura oppure dalle circostanze.

Coloro che detengono il potere non si abbandonano all'arbitrio oppure al favoritismo, non perseguono il proprio vantaggio, ma quello del Paese. A questo fine ammettono controlli necessari esercitati dalla rappresentanza nazionale e imposti dalle leggi fondamentali, liberamente accettate e promulgate secondo ragione.

La loro autorità, imparziale e forte, manifesta preferenze soltanto verso i più deboli.

 

Libertà, uguaglianza, fraternità e autorità.

 

Una tale democrazia trova nel Vangelo non solo incoraggiamento, ma sostegno. Infatti, la libertà difesa dal cristianesimo, non è solo libero corso dato al capriccio, agli impulsi, allo scandalo, al vizio, a detrimento altrui e in spregio alla legge. E' la presa di coscienza di una responsabilità come dovere morale personale davanti a Dio.

L'uguaglianza affermata non consiste nel rivendicare una vana e irraggiungibile perequazione di godimenti temporali quantitativamente determinati, ma proclama una comune origine e una comune dignità: quella di figli di Dio chiamati alla stessa visione beatifica.

Se democrazia dice fraternità, la Rivelazione ci insegna ad amare tutti gli uomini, di qualunque condizione, perchè tutti sono redenti dallo stesso Salvatore; e ci obbliga a offrire ai più diseredati i mezzi per giungere, nella dignità, a una vita più umana.

Infine, la Chiesa ci ricorda l'origine divina dell'Autorità e insegna a quanti la esercitano che il loro potere è limitato dai diritti della coscienza e dalle esigenze dell'ordine naturale voluto da Dio.

 

Democrazia e informazione.

 

Inoltre una vera democrazia esige che i cittadini siano adeguatamente informati, ma pure che si sforzino di giudicare e discernere le informazioni che ricevono. Quindi è necessaria una stampa libera e corretta, che si curi dell'obiettività; strumenti di diffusione che non siano al servizio esclusivo di una determinata politica, ma anche cittadini capaci di rendersi indipendenti dal loro giornale, e di ascoltare non passivamente e senza partito preso, quanto loro trasmette la radio o la televisione.

 

La democrazia nell'impresa.

 

Questo dialogo è necessario anche all'interno dell'impresa economica, che rimane una comunità di persone.

Non si può certo negare la parte preponderante che spetta necessariamente alla direzione nelle decisioni più importanti da cui dipende la vita stessa dell'impresa. Ma è assolutamente chiaro che il dirigente responsabile farà queste scelte decisive soltanto in funzione del bene comune, e quindi curandosi di consultare i suoi collaboratori; infatti, "dirigenti d'impresa e operai - come diceva Pio XII - non sono irriducibili antagonisti. Sono collaboratori in un'opera comune" (2).

Se l'organizzazione del lavoro isola l'operaio in compiti limitati e frammentari, questi deve essere messo in grado di capire il suo lavoro e la sua integrazione nell'insieme. A tutti i livelli della gerarchia i rapporti devono essere impregnati di mutuo rispetto, di stima e di benevolenza. Il dialogo, che è sempre auspicabile e talora necessario, suppone un dirigente d'impresa desideroso d'informarsi, di farsi idee chiare e di ascoltare con interesse un suggerimento utile. Richiede, da parte della mano d'opera, attraverso rappresentanti liberamente scelti, la volontà di fornire una collaborazione feconda.

 

La democrazia nelle associazioni.

 

A questo proposito, una nota caratteristica del mondo moderno è costituita dal movimento di socializzazione, che si manifesta attraverso il moltiplicarsi e il collegarsi di associazioni e di gruppi di interesse. Anche in questo caso è indispensabile un dialogo: da una parte una volontà d'informare, quindi di prestare ascolto nell'esame delle decisioni da prendere; dall'altra parte una volontà di sapere, per intervenire in modo utile.

Questo richiede che i gruppi abbiano come prima preoccupazione, non quella di esaltare il proprio potere, ma di servire i veri interessi dei loro aderenti, nel quadro del bene comune.

Questo suppone anche che i membri di un sindacato, di una cooperativa, di qualsiasi raggruppamento sociale o politico, non si pongano soltanto di cogliere vantaggi immediati, ma abbiano cura di definire insieme l'atteggiamento delle loro associazione e la possibilità di influire sul suo operato.

A questa condizione, la democrazia economica e sociale non sarà una formula vana, ma una realtà piena di ricchezza.

 

La democrazia nello Stato.

 

Finalmente, la stessa necessità di dialogo si impone fra i corpi intermedi e lo Stato. 

Le decisioni più importanti, quando si tratta della sistemazione dell'economia nazionale o del territorio, dell'equilibrio fra i diversi settori, dell'espansione da regolamentare, spettano alla pubblica autorità, perchè si tratta del bene comune. Ma i gruppi intermedi, sociali o economici, saranno regolarmente consultati e ascoltati, chiamati a fornire le informazioni sulle quali si potrà fondare una decisione illuminata.

In questo modo, invece di opporre il loro potere al potere dello Stato, si cureranno di consolidarlo collaborando con esso. E questo, a sua volta, non comprimerà i corpi intermedi per imporre una pianificazione tecnocratica dell'economia.

 

Personalizzazione e socializzazione.

 

Così, grazie a un'autentica democrazia, si ottiene l'armonia fra i due movimenti complementari di personalizzazione e di socializzazione. Ogni uomo partecipa, cioè assume la sua parte di responsabilità  alla elaborazione di un destino comune che determina in parte la realizzazione del suo destino personale.

Da un lato il movimento di personalizzazione permette a ciascuno di svilupparsi secondo le  esigenze della sua natura intelligente e libera, dal momento che la società è ordinata alla persona, e non viceversa.

Dall'altro lato, grazie al movimento di socializzazione, il corpo sociale persegue il suo fine, che è il bene comune temporale: prefigurazione e preparazione, per gli uomini redenti, di quella "società dei santi" alla quale è destinato il Corpo Mistico di Cristo.

 

Segni di riconoscimento della democrazia.

 

Intesa in questo modo, la democrazia si può riconoscere in ogni regime che non sia totalitario. Essa comporta un equilibrio, che può variare, fra la rappresentanza nazionale e l'iniziativa dei governanti, corpi intermedi liberamente costituiti, riconosciuti e protetti dalla legge, regolarmente consultati nelle materie di loro competenza; un corpo elettorale regolarmente informato, capace di giudicare la politica dei suoi mandatari e in programmi dei suoi candidati; diritti e doveri chiaramente definiti, il cui esercizio è protetto in modo efficace; giudici la cui indipendenza è sufficientemente garantita perchè svolgano in modo imparziale la loro funzione, alla luce e sotto la responsabilità della loro coscienza; infine, leggi fondamentali rispettate da tutti, che assicurano la continuità della vita nazionale (3).

 

Il laicato cristiano e la politica.

 

Un tale ideale sarebbe difficilmente accessibile se non fosse ispirato da spirito cristiano.

"I rapporti reciproci esigono imperiosamente - dice l'enciclica Mater et Magistra - che la coscienza sia ordinata a Dio, fonte di ogni verità, di ogni giustizia e di ogni amore" (4).

Tradurre in pratica i princìpi della dottrina sociale cristiana è il compito specifico del laicato.

I cattolici francesi hanno potuto contribuire, da tre quarti di secolo a questa parte, alla introduzione e al miglioramento di una legislazione familiare, sindacale, sociale, che ha favorito il rinnovamento del Paese, attraverso la loro presenza nel Parlamento, nell'Università, nelle istituzioni a carattere politico. Con la loro azione nel mondo attuale, legittimamente orgoglioso della sua tecnica, ma schiacciato dai suoi processi di socializzazione, i cristiani sapranno salvaguardare e promuovere una vera personalizzazione.

 

L'Umanesimo cristiano.

 

Infatti, se la tecnocrazia è il pericolo che minaccia la società d'oggi e di domani, i cristiani, grazie al loro senso dei valori umani, sono i più qualificati per riportare la tecnica alla misura dell'uomo. Con la loro presenza e la loro testimonianza possono insegnare al mondo l'autentico umanesimo.

Mentre gli splendidi risultati che allargano i nostri orizzonti fino al cosmo ci rinchiudono in esso, il cristiano, che sa nello stesso tempo da dove viene e dove va, è in grado di misurare l'uomo e il mondo: ha dunque gli elementi per costruire la società secondo le dimensioni della sua persona. A questo scopo deve unire alla ricerca scientifica la capacità tecnica e alla qualificazione professionale uno studio incessantemente rinnovato degli insegnamenti della Chiesa. Ivi troverà la fonte dell'autentico umanesimo, fondamento di una sana democrazia.

 

Benedizione.

 

In questo spirito le lezioni e gli incontri della Semaine Sociale di Caen non mancheranno di dare agli ascoltatori una visione più chiara e più precisa di ciò che deve essere nei nostri giorni una vera democrazia. E il Santo Padre , che si è sempre interessato tanto da vicino alle Semaines Sociales de France, e conserva un ricordo tanto vivo dei suoi incontri con i vostri predecessori, incoraggia volentieri questi sforzi benefici.

In occasione della cinquantesima sessione della vostra illustre "università itinerante" accorda di gran cuore a Lei, ai membri impegnati della Commissione Centrale e ai partecipanti alla Semaine di Caen, il favore di una particolarissima e paterna Benedizione Apostolica.

 

Voglia gradire, Signor Presidente, con i miei migliori auguri personali, l'assicurazione della mia religiosa devozione.

 

A. G. Card. Cicognani

Segretario di Stato di Sua Santità.

 

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(1).  Leone XIII. Enciclica Diuturnum, del 29 giugno 1881. AAS. XIV, 1881, p. 4.  -  Pio XII. Radiomessaggio natalizio Ai popoli del mondo intero, del 24 dicembre 1944. AAS XXXVII, 1945, p. 12.

 

(2).  Pio XII. Discorso ai delegati dell'Union Internationale des Associations Patronales Catholiques, del 7 maggio 1949. AAS XLI, 1949, p. 283.

 

(3).  Giovanni XXIII. Enciclica Pacem in Terris, dell'11 aprile 1963. AAS LV, 1963, pp. 276 - 277.

 

(4).  Giovanni XXIII. Enciclica Mater et Magistra, del 15 maggio 1961. AAS LIII, 1961, p. 452.

 

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Non è facile definire il tipo di democrazia conseguente ai princìpi quivi elencati, in quanto, tenendo conto delle analisi sulle differenze fra le democrazie degli antichi e quelle dei moderni, anche le definizioni classiche (democrazia di uno solo, di pochi, di tutti... timo... oli... demo... oclo... aristo... ed alla  via così),  hanno, per la complessità delle forze e dei poteri che attendono a una società civile moderna, esaurito il loro valore, causa le loro definizioni  troppo semplificanti.

Nel caso presente si avvertirebbe un sistema "romano", abbastanza complesso, di sovranità incentrata sul possesso della morale da parte di una aristocrazia religiosa governata da un papa e/o da un concilio di autorità  morali nominate dall'alto. Tale modello di aristocrazia non sarebbe tuttavia "nobiliare", ma "popolare", in quanto proveniente dai seminari. 

In pratica, una simile autorità morale "delegherebbe" poi il suo potere ad un laicato civile e si realizzerebbe politicamente attraverso una molteplicità di partiti, non soltanto religiosi, ma necessariamente anche agnostici o non cattolici.

Considerando che a tutto ciò si assomma una partecipazione popolare tollerante riguardante tutte le categorie sociali, il termine "democrazia" è adeguato.

L'opinione liberale vorrebbe "democrazia" uno Stato in cui qualsiasi cittadino, proveniente  da qualsiasi tipo di scuola e da qualsiasi tipo di cultura, classe sociale, razza e religione sia messo in grado di sviluppare autonomamente la propria personalità, in qualsiasi campo... culturale, sportivo, economico... non necessariamente in quello  politico. Anche in questo caso il termine "democrazia" sarebbe  adeguato.

Per semplificare, si potrebbero distinguere un  "modello religioso" e un "modello agnostico" di democrazia, entrambi non esenti da pregi e difetti.

Trascurando i pregi, nel primo caso il difetto maggiore potrebbe essere quello di ritenersi non fallibili, almeno dal punto di vista morale; nel secondo, la contraddizione proverrebbe dallo impedimento dato dal modello economico della società stessa allo sviluppo libero e completo della personalità dei singoli individui. In questo caso varrebbe ancora la critica di Aristotele che vede sfavorite (dal punto di vista morale) sia le classi troppo povere che quelle troppo ricche. 

 

Non si può invece accettare, almeno dal nostro punto di vista, come consequenzialità democratica, la logica proposta da Giovanni Cantoni (il traduttore del documento qui presentato), il quale fa derivare dalle Prochaines Assises la giustificazione del "Pensiero forte" cattolico, il quale, nello esempio della sua critica alla "Democrazia Cristiana" (pre - anni Novanta) di fatto esaurisce la società democratica fra clericato e laicato cattolico. Di ciò ci siamo di già occupati, qui in "Agorà", nel file intitolato "Gesù in pericolo?".

Intendo: se la interpretazione data a questo documento da  Giovanni Cantoni è una interpretazione corretta, allora egli  non può  definire il proprio prodotto di analisi "pensiero democratico". 

Quest'ultimo, infatti, presuppone un rapporto di tolleranza fra opinioni diverse, fra le quali le opinioni morali non costituiscono un corpo separato. L'errore che Cantoni commette  (sempre secondo noi) è quello di antilaicismo preconcetto.  Capovolgendo la prospettiva, esso equivale a quello di anticlericalismo materialista.

Per concludere, e limitandoci alla situazione "italiana": se consideriamo che nel nostro Paese coesistono sia il pensiero cattolico che quello laico e religioso non cattolico, e che entrambi possiedono le loro giustificazioni etiche, sia morali che religiose (di ciò, magari, riscriveremo), allora, secondo la logica di Cantoni, non la coesistenza, ma solo la morte naturale (non l'assassinio) di una delle due forme di pensiero potrebbe continuare a giustificare l'esistenza di una democrazia. 

La frase "Libera Chiesa in libero Stato", sarà forse datata, ma non è fuori corso, non è un flatuus vocis. 

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