Agorà

JOSEPH  ROTBLAT

 

 
  

 

Le armi nucleari

 

50 anni dopo Hiroshima

 
  

 

 

Università di Bari.

Centro Interdipartimentale di Ricerche sulla Pace.

CIRP -  Uniba     www.peace.uniba.it/

 

Seminario tenuto nell'Universita' di Bari il 6 Novembre 1995

 

Magnifico Rettore dell'Università di Bari, Signor Sindaco della Città di Bari, Presidente della Regione Puglia, Colleghi, Professori che mi avete preceduto sul podio, Signore e Signori.

 

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Sono molto lieto di essere in questa università perché essa é attualmente l'unica che io conosca a prevedere un Corso di Perfezionamento in Politiche e Tecnologie della Pace e del Disarmo. Sono convinto che i corsi di formazione e la ricerca su questo tipo di argomenti siano necessari e spero che molti dei presenti siano venuti ad ascoltarmi proprio con questo spirito visto che parlerò di problemi strettamente attinenti. Penso però che quello che dirò potrà interessare anche il resto dell'uditorio.

Quest'anno ricorrono molti anniversari; proprio in questi giorni celebriamo, ad esempio, il cinquantenario della costituzione delle Nazioni Unite. Le Nazioni Unite furono istituite in reazione alle terribili atrocità perpetrate durante la seconda guerra mondiale e per mettere in pratica la determinazione delle varie nazioni a far sì che tali misfatti, fra cui anche un vero e proprio genocidio, non si ripetessero piu'. La riunione in cui le Nazioni Unite venivano ufficialmente istituite ha avuto luogo lo stesso anno in cui furono lanciate le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki: bombe con un potere distruttivo mai visto precedentemente. In questo caso non si poteva parlare di genocidio, ma di omnicidio perché l'intera nostra civiltà e la continuazione stessa dell'esistenza della specie umana per la prima volta venivano messe a repentaglio. Per la prima volta l'uomo era in grado, con un'unica esplosione, di distruggere l'intera civiltà ed anche l'esistenza della propria specie. Da un po' di tempo alcuni di noi erano al corrente di queste possibilità e ne avevano compreso le conseguenze, ma il resto del mondo, a quell'epoca, le ignorava del tutto. Tuttavia la gente ha colto molto presto le caratteristiche terribili delle armi nucleari: il loro enorme potere distruttivo, il loro potenziale di sterminio indiscriminato della popolazione civile e il conseguente retaggio di malattie e morte per generazioni non ancora nate. Tutto ciò rendeva la bomba atomica ripugnante per ogni essere umano degno di essere chiamato tale. E' stato il desiderio di liberarsi di questa nuova arma di distruzione che ha ispirato la primissima risoluzione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite e cioè la risoluzione del gennaio del 1946 che prescriveva l'eliminazione delle armi atomiche e di tutte le altre armi di distruzione di massa dagli arsenali nazionali. E' importante quindi ricordare che questo era uno degli obiettivi principali delle Nazioni Unite già ai loro esordi. Sin dalla loro costituzione, d'altra parte, le Nazioni Unite si sono date anche il compito di aiutare i politici a raggiungere quanto prescritto nella loro prima risoluzione e, tra l'altro, hanno avanzato la proposta di istituire una Authority internazionale sullo sviluppo delle armi atomiche che avesse come obiettivo:

1. il divieto di continuare a produrre le armi atomiche;

2. l'eliminazione delle bombe esistenti secondo i termini del trattato.

Tutto ciò fu accettato dai governi e le Nazioni Unite condensarono il contenuto di tale proposta nel cosiddetto Piano Baruch, nel quale, tra l'altro si legge:

"Dietro la sinistra potenza delle armi della nuova era si intravede quindi una speranza che, se perseguita con fede, può portare alla nostra salvezza. Se non riusciremo ad afferrarla avremo condannato ogni uomo ad essere schiavo della paura. Non dobbiamo deludere tale speranza: dobbiamo scegliere tra la pace del mondo e la distruzione del mondo".

 

Queste parole sono ancora attuali. Esse furono e continuano ad essere riprese in molte risoluzioni e dichiarazioni delle Nazioni Unite con le quali tutte le nazioni, incluse le cinque nazioni ufficialmente in possesso di armi nucleari, si impegnano, di comune accordo, a perseguire il disarmo nucleare.

Naturalmente si potrebbe dire che le risoluzioni sono soltanto parole altisonanti e che non implicano alcun vincolo legale, visto che non costringono nessuno a rispettarle. Ma le cinque nazioni in possesso di armi nucleari in realtà si sono "impegnate" a perseguire il disarmo nucleare quando hanno sottoscritto il Trattato di non Proliferazione Nucleare: un trattato legalmente vincolante. In particolare l'articolo VI di questo trattato impegna i firmatari a ...."intraprendere negoziati in buona fede per la messa a punto di misure efficaci relative alla cessazione della corsa agli armamenti nucleari e per la stesura di un trattato sul disarmo generale e completo sotto un efficace controllo internazionale".

In questo caso si tratta di un documento assolutamente legale che vincola le nazioni a procedere sulla via del disarmo. E di fatto tali paesi non lo negano. Anche di recente, in occasione della Conferenza per l'Estensione del Trattato di Non Proliferazione Nucleare a New York, il Segretario di Stato degli USA Warren Christopher ha confermato che le nazioni nuclearizzate si sono impegnate a perseguire negoziati per il disarmo nucleare che rimane il loro obiettivo finale.

Quando leggo dichiarazioni simili, di solito il mio pensiero va a quello che una volta ha detto S. Agostino rivolgendosi a Dio in una sua preghiera: "Dammi il senso della giustizia, ma non subito". I paesi dotati di armi nucleari sostengono infatti che l'eliminazione di tali armi e' un loro obiettivo primario, ma, considerando le loro politiche effettive, ci accorgiamo che esse sono ancora molto lontane dall'intraprendere misure che possano portarle a mantenere il loro impegno. Oltre a ciò voglio ricordarvi che già da molto tempo è ben noto che le armi nucleari non hanno un reale valore militare. Esattamente dieci anni fa, durante un vertice tra Reagan e Gorbachev, fu coniato un detto ormai divenuto famoso: "E' impossibile vincere una guerra nucleare e per questo essa non dovrà mai essere combattuta". In altre parole le armi nucleari non sono di alcuna utilità neanche come strumenti di guerra. Quindi, sia per la loro inutilità militare, sia per l'espressa volonta' della maggior parte delle nazioni, noi non abbiamo bisogno di armi nucleari, ma dobbiamo anzi perseguire l'esistenza di un mondo totalmente denuclearizzato.

Ho voluto richiamarvi brevemente la storia delle posizioni delle Nazioni Unite per dimostrarvi che l'idea di arrivare ad un mondo in cui non ci siano armi nucleari non è un'idea di un gruppo ristretto di utopisti, ma è qualcosa che viene accettato da una grande famiglia di nazioni e, spero che ora, con l'assegnazione del Premio Nobel, tale problema, e quello che noi facciamo per risolverlo, possa ricevere una maggiore attenzione. Spero cioè che il nostro lavoro ed i nostri obiettivi non siano più unicamente considerati come il sogno di un piccolo gruppo, ma come l'espressione dell'auspicio di tutti. Auspicio d'altronde che abbiamo sempre espresso, anche se durante il periodo della guerra fredda avevamo compreso che perseguire un mondo completamente denuclearizzato era irrealistico e che, quindi, bisognava darsi obiettivi più limitati. Il mondo era allora completamente diviso, polarizzato nella lotta ideologica fra l'Est e l'Ovest, una lotta che ha subito coinvolto l'enorme potenziale industriale delle maggiori nazioni, Leggendo sui giornali dei terribili conflitti che avvengono ogni giorno nel mondo - e la Bosnia è tutti i giorni nei titoli dei giornali - c'è qualcuno che comincia ad avere nostalgia dei bei tempi i della guerra fredda, quando regnava la stabilità e non il caos e l'incertezza di oggi. Ma quanto è labile la nostra memoria! Non c'è mai stata stabilità dal punto di vista militare durante la guerra fredda, visto che le superpotenze non si sono mai mostrate soddisfatte delle armi ammassate nei loro arsenali, il cui numero non e' stato considerato mai sufficiente a fornire un adeguato livello di sicurezza. La corsa agli armamenti è cominciata subito ed i dati numerici che la descrivono vanno espressi non in decine, centinaia o migliaia, bensì in decine di migliaia. Gli Stati Uniti sono stati i primi a cominciare e l'Unione Sovietica li ha seguiti dopo breve tempo per poi superarli. C'è stato un momento in cui negli arsenali erano presenti addirittura settantamila testate nucleari, con altre ventimila tenute in riserva. Potete immaginare quindi quanto sia stato pazzesco costruire ed accumulare questo tipo di arsenali. Una quantità molto maggiore di quanto fosse necessario per ogni possibile conflitto o anche a fini dissuasivi. Anche in quest'ultimo caso, infatti, le armi nucleari contenute negli arsenali erano in numero enormemente maggiore di quanto non fosse necessario.

Sono personalmente convinto che se la corsa agli armamenti fosse proseguita, essa sarebbe certamente sfociata in un olocausto nucleare. Essa ha infatti sottoposto ad una enorme tensione entrambe le superpotenze e in particolare l'Unione Sovietica che è poi arrivata alla bancarotta economica. Fortunatamente, e più per questioni di buona stella che per buona gestione, è successo che Michail Gorbachev sia diventato il leader di una delle due parti. Con un gesto drammatico, che avrebbe poi avviato la sua caduta, questo grande uomo ha posto un freno alla corsa agli armamenti e posso dire che egli ha così salvato la nostra civiltà.

Si sarebbe potuto pensare che dopo il crollo del comunismo e la disintegrazione dell'Unione Sovietica le armi nucleari non sarebbero state più necessarie e che le nazioni nuclearizzate avrebbero potuto tener fede ai loro impegni relativi all'articolo VI. Ma così non è stato. E' vero, un processo di riduzione degli arsenali nucleari e' stato avviato e sono stati stipulati degli accordi tra USA e ex Unione Sovietica come ad esempio gli accordi START I e II che prevedono una riduzione progressiva degli arsenali nucleari. Le armi strategiche gradualmente passeranno dalle dodicimila testate nucleari per ciascuna delle parti a circa tremila testate per l'anno 2003. Questi trattati sono sicuramente delle tappe molto importanti, visto che ridurranno in maniera così significativa gli arsenali nucleari, ma bisogna ricordare che anche quando nell'anno 2003 l'accordo START II sarà stato del tutto messo in pratica, ci saranno ancora negli arsenali circa quindicimila testate e non c'è segno alcuno che ci sia intenzione di andare oltre quanto previsto da questi accordi.

L'anno scorso gli Stati Uniti hanno condotto una ricerca molto dettagliata sulle necessità della loro sicurezza ed hanno prodotto un rapporto il cui nome è "Nuclear Posture Review". Tale rapporto giunge alla conclusione che la situazione strategica del dopo guerra fredda ha bisogno ancora di un deterrente nucleare. Gli USA sono quindi ancora convinti della necessita' di conservare le armi nucleari negli arsenali e questa politica, a dire il vero, è sostenuta anche dalla Russia e dalle altre tre nazioni nuclearizzate.

Perché si dice che c'è ancora bisogno di queste armi nucleari? Qual è la motivazione?

L'argomento che viene avanzato per rispondere a tale quesito non fornisce in realta' una giustificazione valida. La ragione principale consisterebbe nel cosiddetto fattore "prestigio", quel prestigio che viene dall'avere un posto nelle sedi che contano. Questa è stata in particolare la giustificazione avanzata dal Regno Unito e dalla Francia per l'acquisizione delle armi nucleari, come si evince dalle dichiarazioni rilasciate da queste due nazioni. Per la Gran Bretagna Aneurin Bevan ha detto già nel 1957 che non possedere la bomba equivale a "mandare nella sala della conferenza un ministro degli esteri nudo". In altre parole, si può essere una potenza importante nel mondo solo se si è in possesso di armi nucleari. Il Generale de Gaulle, o meglio il Presidente Charles de Gaulle è andato anche oltre dicendo nel 1968 che: "nessuna nazione senza bomba potrebbe considerarsi una nazione indipendente". E sembra proprio che oggi il Presidente Chirac sia fermamente deciso a rimanere un fedele seguace della politica del Generale de Gaulle, visto che sta cercando, con la ripresa dei test nucleari, di dimostrare che la Francia è una grande potenza.

Purtroppo anche la Russia sta cominciando ad avanzare il fattore prestigio come giustificazione per continuare a possedere le armi nucleari. Essendo largamente decaduta dalla sua posizione di preminenza a livello mondiale a causa della sua ormai evidente bancarotta economica, la Russia considera il mantenimento delle armi nucleari l'ultimo baluardo del suo passato Stato di superpotenza e oggi anche i russi dicono di voler conservare le armi nucleari per questioni di prestigio. Fintanto che queste convinzioni sul prestigio conferito dal possesso delle armi nucleari continueranno ad esistere, anche altre nazioni vi aspireranno. Ciò deriva anche dal fatto che le cinque nazioni nuclearizzate, e solo queste cinque, sono membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell'ONU con diritto di veto, sicche' e' in certo senso riconosciuto il fatto che le armi nucleari sono necessarie per conferire autorevolezza ad una nazione sulle questioni della sicurezza mondiale. Finché esisterà la percezione che le armi nucleari conferiscono sicurezza e anche le Nazioni Unite sosterranno di sentirsi piu' sicure possedendo le armi nucleari (ma chi minaccia la sicurezza delle Nazioni Unite?), anche altre nazioni, che possono avere buone ragioni per sentirsi insicure, cercheranno di venire in possesso delle armi nucleari, ed e' noto che molte lo hanno già fatto. Quindi, quando parliamo di non proliferazione, dobbiamo considerare il fatto che molte nazioni sono riuscite a trovare un buon argomento per dotarsi di un arsenale atomico.

Un'altra obiezione all'eliminazione delle armi nucleari è la convinzione che esse abbiano salvato il mondo, evitando un terzo conflitto mondiale, e che lo stiano ancora salvando da ulteriori guerre. Ci è stato detto, infatti, che non appena ci saremo liberati delle armi nucleari scoppieranno uno o piu' conflitti. Sono argomenti che ci ricordano quello che avveniva nei giorni della guerra fredda quando ci facevano credere che le armi nucleari impedivano lo scoppio di un altro conflitto mondiale.

Voglio citarvi una dichiarazione tipica, quella del Ministro degli Esteri britannico Waldegrave, il quale ha affermato che la deterrenza nucleare ha certamente impedito un conflitto mondiale, quel conflitto mondiale che sarebbe altrimenti inevitabilmente scoppiato da qualche parte dopo il 1945 tra l'America e i suoi alleati e la Russia e i suoi alleati. Vi prego di notare i toni categorici di questa dichiarazione fatta davanti al Parlamento britannico nella quale si parla di conflitto che sarebbe inevitabilmente scoppiato. Di solito quando si fanno queste dichiarazioni così perentorie ci si aspetta che esse siano corroborate da prove. Molte volte abbiamo chiesto l'esibizione di queste prove, ma non ne abbiamo mai avute: non abbiamo mai ricevuto prove di questo genere. Non le abbiamo ricevute, perché di fatto queste prove non esistono. Sono ormai passati sei anni dalla fine della guerra fredda e dal crollo dell'Unione Sovietica e sono ormai accessibili ai ricercatori molti documenti che rendono nota la politica dell'Unione Sovietica. Con l'esame di questi documenti si è tentato in particolare di capire se effettivamente l'URSS abbia mai avuto l'intenzione di avviare un conflitto mondiale. Vi assicuro che non è stato possibile trovare prova di questa intenzione. E questo non soltanto in termini negativi, ma anche in termini positivi perché non c'è nemmeno alcuna prova che i test delle armi nucleari abbiano impedito una guerra mondiale. Si tratta di un mito creato ad hoc durante il periodo della guerra fredda. Penso che la stessa cosa si possa dire delle dichiarazioni odierne secondo cui le armi nucleari ancora oggi impediscono lo scoppio di una guerra. A questo proposito cito un altro Ministro britannico che era all'epoca Ministro della Difesa, il Ministro Malcom Rifkind, il quale ha affermato nel 1993 che "...il valore delle armi nucleari risiede non solo nella loro funzione di deterrente all'uso di armi nucleari da parte di un avversario, ma nella loro funzione di prevenzione della guerra". Ancora una volta si dice che sarebbero scoppiate altre guerre se le armi nucleari non fossero esistite. Non vedo alcuna ragione per cui noi dovremmo ancora accettare queste dichiarazioni del Ministro Rifkind e del Ministro Waldegrave visto che i fatti dicono il contrario. Continuamente, a partire dal 1945, durante tutto il periodo della guerra fredda ed anche dopo, si sono verificati in molte parti del mondo conflitti, guerre ed eccidi di innocenti; in molte di queste guerre sono stati coinvolti in maniera diretta paesi in possesso di armi nucleari. Pensiamo alla Corea, al Vietnam, all'Afghanistan, alla guerra delle Falklands e, più recentemente, alla guerra del Golfo, al conflitto bosniaco, alla guerra in Cecenia. In tutte queste guerre sono stati coinvolti gli stati nuclearizzati e in alcune di queste guerre, ad esempio in Afghanistan e nel Vietnam, questi paesi sono di fatto stati sconfitti. In altre parole il possesso delle armi nucleari non ha aiutato questi stati in alcun modo a vincere la guerra: non ha impedito lo scoppio della guerra e non ha aiutato chi le possedeva a vincerla. D'altro canto c'è stato un rischio reale che scoppiasse una guerra nucleare. Molte sono state le occasioni, ma ne ricordero'in particolare soltanto una: la crisi dei missili cubani dell'ottobre del 1962, quando l'Unione Sovietica installo' a Cuba armi nucleari strategiche e tattiche, provocando delle forti tensioni nel suo rapporto con gli USA. Questa esperienza ci ha fatto capire quanto noi siamo stati vicini ad uno scambio nucleare e quindi alla possibilità di distruggere la nostra civiltà. Dunque, lungi dall'impedire una guerra, le armi nucleari sono state di fatto una vera fonte di rischi di guerra, e questi rischi sono reali anche oggi e lo saranno fino a che le armi nucleari esisteranno. Vorrei a questo proposito citarvi una dichiarazione rilasciata recentemente da Robert MacNamara che all'epoca della crisi dei missili cubani era il Segretario della Difesa e a partire da quel momento ha avuto molto a cuore il problema delle armi nucleari; egli afferma che: "il connubio incontrollato di fallibilità umana e armi nucleari è portatore di un alto rischio di potenziali catastrofi". Questo elevato rischio continuerà ad angosciarci finché esisteranno le armi nucleari, rendendo inaccettabile il ragionamento secondo il quale le armi nucleari possono di fatto evitare la guerra.

C'è comunque un'altra obiezione e questa volta si tratta di un'obiezione molto più seria, conosciuta in gergo come la sindrome del "Break-out": la sindrome del genio che è ormai uscito dalla lampada. In parole semplici cio' vuol dire che le armi nucleari esistono, che non possono essere disinventate e che non possiamo cancellare dai nostri cervelli le nostre conoscenze o i dati relativi alla costruzione delle bombe.

A questo proposito citero' un'altra dichiarazione ministeriale a proposito delle armi nucleari. Malcom Rifkind ha detto: "..le armi nucleari non possono essere disinventate. Le conoscenze scientifiche esistono e non possono essere cancellate con una spugna". Accettiamo questa dichiarazione dal momento che corrisponde alla realtà. Anche se noi tutti fossimo d'accordo a tenere fede agli impegni presi nell'articolo VI del TNP, se fossimo d'accordo ad eliminare tutti gli arsenali di armi nucleari, come potremmo impedire a tutte le nazioni di costruire in futuro segretamente un arsenale nucleare e minacciare il resto del mondo? Si tratta di un problema vero, ed è un problema importante: ma risolverlo sostenendo che allora e' meglio conservare le armi nucleari non è accettabile per una società civile perché lo stesso si potrebbe dire, per esempio, delle armi biologiche o chimiche. Anche queste non possono essere disinventate e, difatti, sarebbe molto più facile ricostruire delle armi chimiche, biologiche e, in generale, ogni altro tipo di arma gia' messa al bando, che non le armi nucleari. Ma se accettassimo questa argomentazione ci legheremmo ad un destino pieno di armi, ad un futuro di paure. Sono molte le persone che non si riconoscono in queste argomentazioni. Riportero' ad esempio le dichiarazioni di alcuni autorevoli statisti a proposito del problema delle armi nucleari e della sicurezza. Il Generale Horner, che è diventato famoso durante la Guerra del Golfo perché era alla testa delle forze aeree, ha detto che "... queste armi sono ormai obsolete. Preferirei liberarmene completamente". Melvin Laird, ex Segretario di Stato, ha detto "... il nostro obiettivo dovrebbe essere un'opzione nucleare zero a livello mondiale....queste armi...sono inutili per scopi militari". Robert McNamara ha fortemente invocato, ancora una volta, "un ritorno, da parte di tutte le cinque potenze nucleari, ad un mondo non nucleare nella misura in cui ciò è possibile". Insomma, tutte queste persone sono arrivate alla conclusione che non abbiamo effettivamente bisogno di armi nucleari sebbene persistano le preoccupazioni relative al problema del genio oramai uscito dalla lampada, relative cioè al fatto che una nazione potrebbe in un qualsiasi momento costruirsi un suo arsenale.

Il Pugwash ha riservato un'attenzione particolare a questo problema. Nel corso di diversi anni abbiamo sviluppato un progetto di ricerca che ha portato alla pubblicazione di un libro dal titolo: "Un Mondo Denuclearizzato. Auspicabile? Fattibile?", e siamo giunti alla conclusione che un mondo denuclearizzato non solo è auspicabile, ma è anche fattibile. In altre parole riteniamo che sia possibile risolvere il problema del genio ormai fuori dalla lampada. Non sarà di certo facile e ci vorrà del tempo, ma secondo me e' un obiettivo raggiungibile. C'è prima di tutto un'argomentazione di base che è la seguente: se noi viviamo in un società civile regolata da leggi nazionali ed internazionali e da trattati e se, in conseguenza dei progressi della scienza e della tecnologia, ci troviamo dinanzi a qualcosa di non auspicabile la cosa che ci rimane da fare è di applicare delle leggi, come avviene, ad esempio, per la droga; leggi che proibiscano comportamenti pericolosi e che prescrivano delle pene per coloro che le infrangono. Ebbene, noi pensiamo che si debba fare lo stesso per le armi nucleari. Quando un trattato o un accordo internazionale proibira' il possesso e l'uso di armi nucleari, la non ottemperanza dovra' essere considerata reato, in violazione al diritto internazionale. Ho già citato alcuni dei problemi che dovrebbero essere risolti per ottenere questo risultato. I due più importanti prerequisiti per arrivare a un tale accordo internazionale sulle armi nucleari sono l'universalità e la trasparenza. Per universalità intendo il fatto che un trattato contro l'uso delle armi nucleari sottoscritto da molte nazioni dovrebbe essere reso obbligatorio per tutti i paesi attraverso una delibera del Consiglio di Sicurezza, in modo che tutti siano tenuti ad ottemperare agli impegni del trattato. In altre parole, nessuna nazione può essere esentata, perché è inconcepibile che tutti gli altri paesi rispettino la regola di sbarazzarsi delle armi nucleari mentre, allo stesso tempo, si da' la possibilità, anche ad uno solo, di mantenerne il possesso: è qualcosa che si scontra anche con la logica piu' elementare. Bisogna quindi trovare delle vie d'uscita. Io spero che, quando un buon numero di nazioni, incluse le cinque nucleari, avra' raggiunto l'accordo sull'eliminazione delle armi nucleari, questo trattato possa divenire una risoluzione del Consiglio di Sicurezza ed essere trasformato in legge internazionale universale (anche se, ovviamente, gli aspetti tecnici della questione dovranno essere attentamente studiati dai legislatori). In altre parole il possesso di armi nucleari dovrà divenire un crimine che viola il diritto internazionale e dovrà quindi essere punibile come ogni altro crimine commesso dalle diverse nazioni. Ma anche se tutte le nazioni fossero formalmente d'accordo a liberarsi delle armi nucleari, potrebbe darsi che alcune di queste continuino i loro programmi nucleari in segreto. In linea di principio ciò non dovrebbe essere possibile. Tutti i laboratori che si occupano di nucleare, a partire da Los Alamos, Livermore, Celiabinsk, Arzamas ecc., dovrebbero, chiudere del tutto, o convertirsi a ricerche a scopi di pace non coperti dal alcun tipo di segretezza. Ci aspettiamo che ci sia molta più pubblicita' nella ricerca perché, come tutti gli scienziati sanno, questa è una conditio sine qua non per la scienza; la scienza non esiste se non c'è pubblicita'. Quindi la ricerca segreta è una contraddizioni in termini e la pubblicita' deve essere accettata da tutti.

Come verificare allora che un trattato non venga violato? Il nostro suggerimento è di istituire un doppio sistema di verifiche, uno tecnologico e l'altro civile. Il sistema di verifica tecnologico è molto simile al sistema messo a punto per le armi chimiche sul quale è stato recentemente raggiunto un accordo. Due anni fa, dopo estenuanti trattative durate molti anni nell'ambito delle Nazioni Unite, 159 nazioni hanno sottoscritto un accordo internazionale sulle armi chimiche che sarà prossimamente ratificato. La parte tecnologica del Trattato sulle armi nucleari potrebbe allora prevedere che tutte le armi esistenti siano distrutte e smantellate e che i materiali a rischio, come il plutonio per esempio, siano tenuti sotto rigoroso controllo non solo negli arsenali, ma anche nei reattori. In particolare bisognera' controllare che non ci sia alcun ritrattamento degli elementi combustibili dei reattori perché se questi non vengono trattati non sono utilizzabili militarmente. Si tratta quindi di tecnologie che abbiamo già e che dovremmo solo di cominciare a usare. Per quanto riguarda invece il sistema civile di verifiche, il problema è completamente diverso e dipende da noi. Siamo convinti che il potere distruttivo delle armi nucleari e' tanto elevato da non poter tollerare neanche un minimo margine di errore. Tecnologicamente parlando non si può essere sicuri che tutti i processi di cui ho parlato avvengano senza violazioni. Se ci fossero errori anche dell'ordine dell'$1\%$, questi non potrebbero essere considerati trascurabili. La percentuale di errore deve essere ancora più bassa. E' per questo che il Pugwash ritiene che debba essere messo in opera anche un secondo sistema di verifiche, quello civile. Per verifica civile intendiamo che non solo gli esperti, ma tutti, ogni cittadino dovrebbe essere coinvolto nel controllo del rispetto dei trattati. Ognuno di noi deve diventare custode della pace nel mondo. Dal punto di vista legale proponiamo che i trattati sottoscritti per l'eliminazione delle armi nucleari, contengano una clausola che obblighi tutte le nazioni a varare una legge nazionale che conferisca ad ogni cittadino il diritto-dovere di denunciare alle autorità ogni tentativo di violazione del trattato. Questa idea pone sicuramente un problema difficile da risolvere: la gente è di solito piuttosto riluttante di fronte a tali compiti e non ama spiare il proprio governo anche se ciò è in fin dei conti a vantaggio non solo del proprio paese, ma addirittura di tutti gli stati del mondo. Credo che ci vorrà un po' di tempo prima che la popolazione possa essere educata a comportarsi in questo modo. Credo inoltre che gli scienziati debbano svolgere un ruolo particolare in questo tipo di educazione perché essi hanno i mezzi per individuare qualsiasi tentativo di violazione di un trattato o di costruzione segreta di arsenali molto prima di quanto possa farlo un cittadino comune. Quello che chiediamo ai nostri scienziati è di far sonare l'allarme: far sonare l'allarme deve diventare una norma, non un'eccezione. Abbiamo visto quanto è successo in Iraq: sono stati gli scienziati iracheni a denunciare al resto del mondo i vari tentativi di uso di armi non convenzionali. Questo atteggiamento deve diventare la norma. I nostri studi hanno dimostrato che con questi due tipi di verifica, quello tecnologico e quello civile, la probabilità che una qualsiasi nazione possa costruire in segreto il proprio arsenale nucleare senza essere scoperta si riduce notevolmente e diviene addirittura trascurabile, sicche' questi sistemi possono rendere il mondo sicuro o comunque più sicuro di quanto non sia adesso. Credo comunque che il pericolo maggiore derivante oggi dalla presenza delle armi nucleari non sia lo scoppio di una guerra nucleare fra gli stati, bensì l'uso che alcuni paesi estremisti o gruppi di terroristi potrebbero fare di queste armi, se ne venissero in possesso, per minacciare il resto del mondo. Questo rischio, tuttavia, esiste già. Provate ad immaginare cosa succederebbe se un gruppo di terroristi riuscisse ad impadronirsi di un'arma che si trova nel centro di Bari e minacciasse di farla scoppiare. Le decine di migliaia di altre armi nucleari presenti nel mondo sarebbero completamente inutili in questo caso, e sarebbe del tutto inutile usare un'altra arma nucleare contro questa minaccia. Quindi questa minaccia è reale ed esiste già, ma quello che e' importante sottolineare è che in un mondo senza armi nucleari questa minaccia sarebbe molto meno grave di quanto non sia adesso: attualmente per il mondo circola una quantita' incontrollata di armi e materiali bellici che vengono rubati e contrabbandati; c'è ormai un vero mercato nero di sostanze nucleari. La minaccia è quindi reale, ma sarebbe molto meno preoccupante se nessuno fosse in possesso di armi nucleari perché sarebbe più facile individuare eventuali violazioni. Vorrei terminare ricordandovi ancora una volta una dichiarazione di McNamara: "Sono convinto che potremo realmente far tornare il genio nella lampada se oseremo rompere con la mentalità che ha ispirato la strategia nucleare delle potenze nucleari per più di quattro decenni. Se non saremo in grado di farlo ci sarà un rischio non irrilevante che il XXI secolo possa assistere ad un olocausto nucleare".

In conclusione, la lezione dei cinquant'anni passati dalla bomba di Hiroshima è che le armi nucleari, lungi dall'aver assicurato la pace, la hanno minacciata e che ormai sono mature le condizioni per creare un mondo che sia più sicuro di quello attuale. Cio' di cui abbiamo bisogno è la volontà politica. Il mio auspicio è che questa si manifesti presto.

Bari,  6 Novembre 1995

 

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Nel caso presente, considerando il tema particolare del discorso, il tempo trascorso e l'importanza degli avvenimenti accaduti dopo il 1995, aggiungeremo un commento di redazione, il più breve che ci sarà consentito.

Il lettore si sarà accorto, dopo aver letto tutto completamente, che la conclusione dell'intervento del professor Rotblat, diciamo la sua ultima quarta parte, riporta proposte che certamente saranno state ritenute fattibili e interessanti sino al mattino del giorno 11 settembre 2001, e non più dopo allora.

Si sarà anche accorto che da quel momento, non solo si sono rese impossibili tutte le strategie costruttive proposte dal nostro oratore, ma che nessun altro al suo posto oggi potrebbe levarsi a discutere sensatamente sullo stesso tema da lui trattato.

E ciò perchè la storia del mondo, dopo l'11 settembre 2001, ha certamente fatto un salto di qualità verso il basso.

Intendo: mio padre, che aveva combattuto sul Carso e in Albania durante la prima guerra mondiale, mi raccontava che non era raro che, nonostante la furia dei combattimenti, i soldati austriaci e italiani trovassero a volte il modo di scambiarsi pane per sigarette. E i meno anziani ricorderanno gli slogan della seconda guerra mondiale: "L'America, amica del popolo italiano, combatte contro il fascismo..."

Gli stessi inventori dei campi di concentramento nazisti, o dei gulag sovietici, o gli infoibatori nell'Istria, o gli uccisori "personalizzati" dei martiri fiumani descritti in questo sito, nemmeno essi hanno mai avuto il coraggio di autodenunciare e vantare pubblicamente le proprie imprese.

Se la Germania avesse vinto la guerra, i lager sarebbero stati smantellati e la cultura avrebbe inventato mitologie per spiegare la scomparsa di tante persone dal territorio europeo. Molto probabilmente sarebbero state confuse con  le vittime dei bombardamenti aerei, e simili.

Infoibatori e assassini furono smascherati dall'evidenza, ma nessuno è venuto poi a dire: - Sì, lo abbiamo fatto perchè era giusto così. - Si è ragionato sul momento storico particolare e si è concluso che il colpevole, se poi era lui, lo fece perchè era giovane e imbevuto di idee sbagliate.

Soltanto dopo l'11 settembre 2001 è stata data giustificazione morale e lode aperta allo assassinio indiscriminato dei popoli intesi come sommatoria di persone singole, non importa quali. Oggi è normale attendersi il sorvolo di città da parte di aerei irroratori di fertilizzanti alla peste bubbonica, mentre l'atomic bomb non arriva, soltanto perchè non c'è, per ora, la possibilità - ma non la volontà - di lanciarla. Le prospettive sul contrasto India - Pakistan, fanno già concretamente paura.

In tale contesto non c'è più, oggi,  barba di professore che possa venirci a indicare una strada di sensatezza. Non c'è generale, non c'è pontefice, non c'è Bush, non c'è genio politico che possa fornirci  una indicazione sicura. Si prevede, per questo secolo, una storia che vada avanti secondo il metodo "per tentativi ed errori", e si spera che gli errori non siano irrimediabili.

Non c'è dubbio che anche i fatti di oggi abbiano la loro giustificazione storica: sono i nodi che arrivano al pettine, per la gran parte formati di cose banali: normali ingiustizie, normali prevaricazioni, normali truffe, normali insulti, normali violenze, normali egoismi, normali negazioni del vivere. E sarebbe sbagliato anche dire che si tratta del tutto di colpa nostra.

Il problema resta, comunque, di grandissima difficoltà, e la risoluzione, se ci sarà, non potrà essere data, si può pensare, che dal recupero della nostra cultura laica, dalla utilizzazione consapevole della sua forza.

La globalizzazione, ad esempio, dovrebb'essere dominata prima che combattuta, che altrimenti distinguere fra libertà e liberismo non avrebbe alcun senso.

La questione economica dell' antiliberismo fa il paio con quella dell'antiguerra. La risoluzione è sempre la stessa: o tutti, o nessuno. Poichè sarebbe da stolti predicare sacrifici e pauperismo per una nazione soltanto... e poi ci vuole anche molta onestà a distribuire i beni del mondo...e forse nemmeno questa è la soluzione, perchè anche la crescita e lo sviluppo dei paesi cosiddetti arretrati, conta. E se si blocca l'accumulazione del capitale, non si correrà il rischio di diventare noi stessi  i mendicanti? 

Infine, chi è antiliberista deve anche saper chiaramente dire cosa vuol fare.

Per cui, il primo passo, potrebbe essere quello di moralizzare (teoricamente) la globalizzazione, cosa, per ottenere la quale occorrono studio e tranquillità, non certo "marce" e strumentalizzazioni di giovani.

Il secondo passo, quello di conquistarla e moralizzarla praticamente.

Per ottenere un tale risultato abbiamo bisogno di tutta la forza della nostra cultura laica di convivenza, poichè, così come il pericolo è per tutti, così anche le armi culturali per venire a capo delle necessarie risoluzioni sono nelle mani di tutti.

Avremo sufficiente saggezza, tempo, onestà, capacità di arrivare a ciò?

Può darsi di sì, può darsi di no. Comunque il risultato, coscienti o incoscienti che si sia del problema, dipenderà da noi piccoli, assai più di quanto ciascuno non pensi.

 

 

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